Drogato?

Mosca accusa: è pronta una false flag chimica in Siria. E mentre Trump sbrocca, Erdogan minaccia

A Donald Trump piace vincere facile. Perché presentarsi nella centralissima piazza Krasinskich di Varsavia, tra folla festante e sventolio di bandiere e dire quanto segue, equivale a farsi un giro a Livorno sparlando dei pisani: “La Russia ha un comportamento aggressivo e destabilizzante, noi sapremo risponderle”. Ma non basta, perché con una capriola che potrebbe ritorcerglisi contro, il presidente USA ha rincarato la dose, alla vigilia del G20 che inizierà domani ad Amburgo e che vede in programma il suo primo faccia a faccia con Vladimir Putin: “La Russia, come altri Paesi, è ben probabile che si sia immischiata nelle nostre elezioni”.

La reazione di Mosca è stata ferma ma relativamente calma, al limite del protocollare: “Siamo in disaccordo con un simile approccio e siamo dispiaciuti per la mancanza di comprensione tra la Russia e gli Stati Uniti sulle aspettative per le loro future relazioni. Ma aspettiamo la prima riunione dei due presidenti, sono certo che saranno in grado di scambiare personalmente i loro pensieri sui temi più attuali. E, cosa più importante, questa sarà un’opportunità per conoscere e capire il vero approccio reciproco delle relazioni bilaterali, non quello trasmesso da mass media”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.Insomma, tensione decisamente alta, resa ancora più forte dal fatto che sempre oggi è stato raggiunto un accordo per la fornitura di missili americani Patriot alle forze armate polacche: come dire, il fronte Est e Baltico resta prioritario. Poi, per sancire l’idillio, l’atto d’amore verso l’alleato così fedele e, soprattutto, così anti-russo: “La Polonia è uno dei pochi paesi che rispetta gli impegni NATO di spesa militare, un alleato vitale contro l’Isis e una nazione che mostra come la difesa dell’Occidente sia questione di volontà”. Per finire, giusto un accenno di minaccia alla Corea del Nord, la quale deve sapere che “affronterà gravi conseguenze” per i suoi test missilistici: “Si comporta in modo pessimo, deve sapere che siamo pronti a reagire in modo molto severo, anche se non vuol dire che lo faremo”. Una minaccia un po’ del cazzo ma tant’è, aveva già sparato le pallottole migliori.

Completamente plagiato dal Deep State prima della partenza per l’Europa? Drogato? Chissà, forse soltanto intenzionato a spaventare gli interlocutori prima ancora che il G20 abbia inizio. O, forse, debitamente caricato a molla contro Mosca per quanto accaduto poche ore prima del suo discorso a Varsavia, quando ancora era in volo. Stamattina, infatti, candida come se stesse informando i giornalisti che fuori piove, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha voluto animare il consueto punto con la stampa del giovedì rendendo noto quanto segue: stando a informazioni in nostro possesso, i terroristi in Siria stanno pianificando la messa in scena di una provocazione con armi chimiche per giustificare un attacco statunitense contro forse governative.“A tal fine, Daesh ha spostato laboratori chimici ed equipaggiamento speciale per creare munizionamento e anche bombe chimiche da Raqqa alle aree ancora sotto il suo controllo di Deir ez-Zor. Essendo Raqqa, come confermano le forze della Coalizione, completamente circondata, movimenti su così larga scala sotto il naso delle forze che dovrebbero contrastare Daesh può indicare, come minimo, la non volontà di vedere e quella di girarsi dall’altra parte. Penso che si possa parlare con un alto grado di probabilità di complicità con i terroristi”, ha dichiarato.Poi, per alleggerire il tutto, la Zakharova ha ribadito che “la Russia continuerà a richiedere un’indagine la più possibile imparziale politicamente e professionalmente rigorosa rispetto a quanto accaduto il 4 aprile scorso a Khan Sheikoun, ovvero l’incidente con agenti chimici ma anche rispetto a tutte le altre e persistenti provocazioni chimiche contro il legittimo governo siriano”. Insomma, come ti sputtano la presunta guerra all’Isis prima ancora che tocchi terra a Varsavia: al Pentagono, così come alla Casa Bianca, non devono averla presa benissimo.

Insomma, la Siria resta il punto nodale. Perché se Donald Trump ha voluto sottolineare come Mosca deve “smetterla di sostenere regimi criminali e unirsi alla comunità delle nazioni responsabili”, ecco che la stessa Zakharova, a bocce ferme, ha annunciato che “Aleppo è liberata del tutto dall’Isis. I governativi hanno infatti cacciato i terroristi dalla zona di Khanasir, forzandoli a fuggire in territorio aperto, nel deserto, dove sono stati spazzati via dai raid aerei russi”. Il tutto, mentre il numero uno del Dipartimento di Stato, Rex Tillerson, parlava di “Stati Uniti pronti a cooperare con Mosca per la creazione di una no-fly zone”, ricordando però contemporaneamente che, in quanto “garante” di Assad, la Russia “ha una responsabilità speciale”.Quale? “Molte, tra cui assicurare che siano soddisfatte le necessità del popolo siriano, che nessuna fazione riprenda o occupi illegittimamente le aree liberate dall’Isis o da altri gruppi terroristici e prevenire l’ulteriore uso di armi chimiche da parte di Assad”. Insomma, questa storia delle armi chimiche agli americani piace troppo, è un’ossessione. E’ carina anche l’idea della no-fly zone, soprattutto ora che l’aviazione russa sta picchiando come non mai sulle postazioni di Daesh, utilizzando anche bombardieri strategici Tu-95MS al confine tra le province di Hama e Homs. Ma, magari, Mosca darà anche il suo assenso, permettendo alle truppe di Assad di consolidare il terreno conquistato fin qui.

E come se il casino non fosse sufficiente, ecco che oggi pomeriggio la Siria ha denunciato nuove incursioni di truppe turche nel nord del Paese, nell’area della provincia di Aleppo occupata da formazioni ribelli sostenute da Ankara, dopo l’operazione “Scudo dell’Eufrate” condotta la scorsa estate. Il ministero degli Esteri di Damasco, fa sapere l’agenzia governativa Sana, ha inviato lettere al segretario generale e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per lamentare incursioni in particolare ad Azaz, Jibrin ed Ekhtrin, nel nord della provincia di Aleppo. Si tratta di un territorio occupato da forze alleate alla Turchia posto tra i vasti territori del nord-est della Siria controllati dalle forze curde dell’Ypg, affiliate al Pkk e l’enclave occidentale di Afrin, anch’essa in mano ai curdi.E come mai questa nuova offensiva, proprio ora? Perché è di ieri la notizia che gli Stati Uniti hanno installato in Siria sette basi militari distribuite proprio nelle zone controllate dalle forze curde sostenute da Washington, schierando in tutto 1.300 militari statunitensi. E’ quanto ha rivelato al quotidiano panarabo “al Sharq al Awsat”, Saban Hammu, un comandante curdo siriano dell’Ypg, gruppo accusato da Ankara di essere l’estensione siriana del Partito del Lavoratori del Kurdistan turco (PKK), ritenuto “movimento terrorista”. E che Erdogan sia pronto a gettare il dado ad Amburgo e vedere chi tra USA e Russia sia pronto a pagare il prezzo più alto, lo conferma in questa intervista rilasciata ieri a France24,

EU criticism of Turkey ‘unfair’, Erdogan tells FRANCE 24

nel corso della quale si dice “pronto a un intervento militare nel Nord della Siria contro le forze curde. Questa non è una dichiarazione di guerra, stiamo solo preparandoci a potenziali minacce”. Direi che la denuncia odierna di Damasco smaschera qualcosa in più che atti preparatori, bensì vere e proprie attività militari che sembrano fatte apposta per mandare un segnale a Washington: sappiamo che ormai i curdi sono la vostra quinta colonna e sappiamo delle basi ma siccome per noi sono terroristi, occorre trattare. Altrimenti, noi spariamo. E nel corso di un conflitto simile, chissà cosa può saltare fuori da covi e casematte. Signore e signori, buon G20. E, calcolate, che questo vale solo per la Siria. Il capitolo Corea del Nord l’ho solo menzionato. Ci sarà da divertirsi. Forse.

Di Mauro Bottarelli , il 6 luglio 2017 7 Comment

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