L’ipocrisia di Macron

foto-copertina-1-e1496480517601-600x300Nell’ultimo incontro tra Putin e Macron, il presidente francese ha annunciato l’espulsione di RT e Sputnik dall’Eliseo in quanto considerate ‘testate che fanno mera propaganda pro russa’: ecco l’ipocrisia di fondo che vi è in una scelta del genere, specie vedendo il comportamento della stampa durante l’ultima campagna elettorale

 

In uno scenario da Ancient Regime, immersi fra le opere d’arte di una corte emblema dello sfarzo di un’epoca gloriosa, è andato in scena l’incontro fra Vladimir Putin ed Emmanuel Macron. Su quanto affermato nel loro incontro a Versailles, si è già ampiamente detto. Si è parlato di Siria, di sanzioni, d’idrocarburi, fino anche a toccare la questione della comunità gay in Cecenia. Temi che rappresentano non soltanto le fondamenta delle relazioni franco-russe di oggi, ma anche le profonde divergenze che intercorrono fra il Cremlino e l’Eliseo. Divergenze evidenti, come è normale che sia, ma che non a caso sono state messe in particolare risalto dalla stampa occidentale, bramosa di portare sull’altare del mondo un presidente democratico contro un despota autoritario. L’obiettivo era quello, e ci sono riusciti. Da una parte un emblema della democrazia rappresentativa, dall’altra un simbolo dell’autoritarismo russo. Da una parte un presidente liberale ed europeista, dall’altra parte un tradizionalista oscurantista che soffia sul fuoco della distruzione dell’Unione Europea. Da una parte chi difende i diritti, dall’altra chi ne priva la sua società. Da una parte il simbolo della rinascita del centrismo moderato, dall’altra l’aspirazione e ispirazione di tutti i leader sovranisti-populisti-euroscettici che dir si voglia.

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Il mondo questo voleva, e il mondo questo ha ottenuto. Un duello rusticano fra due visioni del mondo. E in questo gioco a chi rappresentasse il mondo migliore, Macron non solo ha partecipato, ma ha anche voluto giocare la sua carta più forte, quella della libertà di pensiero. E sì, perché in una delle sue tante frasi dette dal presidente francese riguardo la Russia, una in particolare avrebbe dovuto far riflettere gli addetti ai lavori. Un passaggio importante, che ha riguardato due testate in particolare: Sputnik e Russia Today. I giornalisti che collaborano per le due testate sono stati allontanati dal quartier generale del comitato di En Marche! durante la campagna elettorale per le presidenziali di Francia. Nella conferenza stampa di chiusura dopo l’incontro tra i due leader, Macron ha detto quanto segue:

«Ho sempre avuto una relazione eccellente con i giornalisti stranieri […] Russia Today e Sputnik sono stati organi di influenza durante questa campagna che a più riprese hanno prodotto delle “controverità” su di me e sulla mia campagna. […] è grave che degli organi di stampa straniera, se sotto quale influenza io non so, abbiano interferito spargendo delle controverità gravi nel quadro di una campagna democratica. Russia Today e Sputnik non si sono comportati come organi di stampa e giornalistici, ma come organi di influenza e di propaganda. E di propaganda menzognera.»

In sostanza, per Macron, Russia Today e Sputnik avrebbero raccontato bugie durante la campagna elettorale. Quindi, per questo motivo, andavano espulsi dal quartier generale di En Marche! e continueranno ad esserlo anche dall’Eliseo. Niente di nuovo sotto il Sole, diremmo. Ormai sono anni che la campagna russofobica ha preso piede in Europa e nel mondo, e dovunque vi sia qualcosa di russo deve per forza essere etichettato come una longa manus del Cremlino o un megafono del “putinismo”. Ma è curioso, molto curioso, che certe parole e decisioni provengano da chi si professa paladino della libertà di espressione e modello del liberalismo.

Ed è soprattutto curioso che certe parole provengano proprio da chi deve ringraziare soltanto la stampa per essere diventato presidente di Francia. Non c’è stato un candidato presidente che sia stato più osannato e beatificato da parte dei media occidentali come Emmanuel Macron. Non appena si è dato inizio alla campagna elettorale, il suo nome è stato subito presentato come la novità salvifica, il perfetto paradigma di una nuova classe dirigente che avrebbe salvato la Francia e l’Europa dalla catastrofe. Nessun giornale, nessuna rivista, nessuna televisione si è sottratta a questa agiografia di Macron, dalle riviste politiche a quelle di gossip, dai quotidiani moderati alla sinistra radical-chic. Forse in molti si sono dimenticati cosa era la propaganda mediatica macronista durante le elezioni, le minacce di guerra nucleare in caso di vittoria di Marine Le Pen, il paventare cataclismi in caso di vittoria dell’euroscetticismo, il fatto che nessun quotidiano abbia dato per plausibile la vittoria del Front National se non come allarme sociale. Dall’inizio di febbraio, Macron era il leader vittorioso e la Le Pen lo spauracchio che faceva tremare borse, caste, partiti e alleanze.

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Ecco allora che ci si deve porre la domanda di quale pulpito possa utilizzare Macron per parlare di propaganda da parte di alcuni media contro di lui. E se anche fosse, cosa del tutto opinabile, cosa distingue la propaganda dalla critica? Perché Sputnik o Russia Today sarebbero propaganda tesa a deviare l’elettorato francese mentre un giornale qualsiasi della parte moderata dovrebbe essere considerato un sostegno credibile alla cultura democratica? Sinceramente, tutto questo, appare pretestuoso.

In questo, l’espulsione dei giornalisti perché parte di una testata, è la dimostrazione, ancora una volta, di quanto la democrazia liberale e i suoi rappresentanti siano tutti profondamente simili, legati da una caratteristica comune nel non voler accettare chi si pone in un’ottica diversa. Qual è la differenza fra un Trump che chiude le porte alla CNN colpevole di fake news e Macron che espelle Sputnik? Tecnicamente nessuna. La differenza consiste nei nomi: Trump è il cattivo, CNN la buona; Macron è il buono, Sputnik e Russia Today, in quanto russi, sono i cattivi. Eppure, mentre tutti hanno condannato Trump per la scelta di allontanare giornalisti considerati contrari alla sua politica, nessuno si è alzato in piedi per dire al presidente francese di essere un limite alla libertà d’informazione. Nessun liberale, nessun difensore della libertà di stampa, nessun paladino dei diritti civili ha chiesto a Macron spiegazioni sul fatto che un gruppo di giornalisti fosse espulso dal quartier generale di En Marche perché non in linea con gli standard democratici.

È il cortocircuito del mainstream. Il cortocircuito di chi ama la libertà fintanto che la libertà è simile a lui. Non è importante che io sia in grado di esprimere il dissenso, l’importante è che si rientri nei binari di un dissenso patinato e frutto del sistema occidentale. Al di fuori di questo, si è altro, si entra nel campo della propaganda, della menzogna, della “controverità”.  Si diventa immediatamente giornalisti prezzolati al servizio di un Paese ostile. E se non è propaganda questa, allora, cosa lo può essere?

di Lorenzo Vita – 3 giugno 2017

http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/lipocrisia-di-macron/

 

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