Ma cosa è diventato questo Paese?

C. Black: “Per gli Stati Uniti democrazia significa solo il governo dei ricchi per i ricchi attraverso i ricchi”.

C. Black: Per gli Stati Uniti democrazia significa solo il governo dei ricchi per i ricchi attraverso i ricchi.

“Chiaramente la propaganda contro la Russia è portata avanti dai servizi di intelligence della NATO e i mass media per manipolare l’opinione e giustificare una guerra contro Mosca”

di Alessandro Bianchi*

Christopher Black è uno dei giuristi penali internazionali più noti al mondo. Sul conflitto in Rwanda e su quello nella ex Jugoslavia negli anni ’90, in particolare, Black ha dimostrato davanti i tribunali ad hoc la loro illegittimità dal punto di vista della Carta delle Nazioni Unite e il loro essere meri strumenti di guerra degli Stati Uniti d’America.  In relazione, in particolare, alla guerra in Rwanda, Black ha portato in tribunale prove non confutabili di come il Fronte patriottico rwandese avesse condotto una guerra d’aggressione per conto degli Stati Uniti e del Regno Unito attraverso l’Uganda. 

Insieme a diversi altri giuristi, Black ha criticato pubblicamente l’arresto di Slobodan Milošević da parte del Tribunale dell’Aja, sostenendo come fossero, al contrario, i leader della Nato che si sarebbero dovuti sedere davanti ad un tribunale per crimini di guerra. Con il Pofessor Michael Mandel e ad altri giuristi, Black ha presentato una serie di accuse formali di crimini di guerra contro tutti i leader dell’Alleanza Atlantica dopo i bombardamenti del 1999.  

C. Black è oggi una delle voci più autorevoli nel commentare la politica internazionale. La sua libertà, indipendenza e le sue idee lo rendono, tuttavia, del tutto sconosciuto in un paese che si crede libero come l’Italia, anche se scrive articoli in modo costante su Toronto Star, Globe and Mail, Canadian Dimension, Counterpunch, Global Research, New Eastern Outlook, Z Magazine, Mediterranean Quarterly, Monthly Review, Izvestia, Politika, Sanders Research e rilascia interviste periodiche a BBC, CBC, Radio Havana, RT, Sputnik, Toronto Star, Junge Welt, Times of India…etc.
Come AntiDiplomatico abbiamo avuto il privilegio e l’onore di rivolgergli alcune domande sulla politica internazionale attuale e sui suoi possibili risvolti futuri.
L’Intervista:
Partirei da una domanda brutale sulle campagne presidenziali statunitensi. Ma cosa è diventato questo Paese se come migliore candidato, in quanto meno pericoloso per la sopravvivenza del mondo, offre Donald Trump?
CB: “Gli Stati Uniti non sono più una democrazia dal colpo di stato del 1963, quando il Presidente Kennedy venne assassinato dal complesso militare-industriale e i servizi di intelligence.
Gli Usa avevano avuto tanti problemi anche prima di questa data, a partire dall’indipendenza: il rapido sterminio delle popolazioni indigene e la sua marcia verso il presente imperialista con la sua prima guerra di conquista del 1812 di quello che oggi chiamiamo Canada, in particolare. Quell’invasione fu sconfitta dagli inglesi, dalle forze native e locali, ma anche allora le forze americane nei villaggi occupati dichiaravano di portare “democrazia” e “libertà”. Nessuno gli credeva chiaramente.
Poi si sono focalizzati sul Messico, sterminando gran parte del suo territorio, dichiarando l’egemonia del territorio occidentale e affermando di portare “libertà”, mentre gli schiavi neri affluivano ai loro confini. La guerra civile ha dimostrato che esisteva un paese fratturato tenuto insieme da uomini egoisti e spietati che selezionavano uno di loro come Presidente.
La corruzione nel sistema democratico degli Stati Uniti inizia, del resto, con la sua creazione. De Tocqueville l’ha descritto alla perfezione: è il comportamento di un popolo che pensa che l’individuo sia più importante del bene comune, che ognuno deve essere totalmente indipendente e in cui l’etica del profitto capitalista diviene religione di stato.
Non è cambiato molto da allora.
E’ Tump peggiore del pazzo Bush che ha attaccato Iraq e Afghanistan, o di Bill Clinton che ha attaccato l’ex Yugoslavia e entrambi hanno posto fine alle libertà civili nel paese? E’ peggio Trump dei criminali Nixon o Johnson che hanno distrutto Vietnam, Laos e Cambogia, e che hanno torturato migliaia di comunisti e attivisti in America Latina? E’ peggio di Truman che ha ordinato la distruzione di Hiroshima e  Nagasaki?
E’ chiaro a tutti che i candidati sono sempre di qualità più bassa. Ma questo semplicemente riflette lo stato politico attuale dove solo i ricchi possono ambire a queste posizioni. La cerchia di candidati è ristretta e provengono da una classe che conosce solo una cosa nella vita, fare soldi non importa come e prendere il potere per continuare a fare i soldi.
Per farlo hanno bisogno del controllo delle popolazioni. Le condizioni economiche di molti americani causa rabbia crescente e gli omicidi di massa continui sono il segno di una società sempre più frustrata.
E’ una situazione veramente pericolosa. Quindi la scelta tra un buffone razzista populista, Trump, contro la macchina di morte Clinton, è il frutto delle circostanze. Sono i candidati che possono rifocalizzare questa rabbia creando capri espiatori.
Per me che vivo in Canada e guardo gli eventi dal confine, gli Stati Uniti continuano il loro declino in uno stato imperiale totalitario gestito da una oligarchia che non ha alcun interesse verso la classe lavoratrice ma pensa solo ad accumulare ricchezze personali. Sono spietati, irrazionali e sono imbevuti dei falsi valori della loro presunta superiorità. Per questo sono molto pericolosi. Quindi la mia risposta è: questa nazione è un pericolo incombente per il mondo”.
In un recente sondaggio oltre il 53% dei cittadini statunitensi si sono dichiarati contrari sia a Hillary Clinton che a Donald Trump. Per quanto tempo nell’immaginario collettivo continueremo a considerare gli Stati Uniti una democrazia? 
CB: “Chiaramente no. Un sistema in cui solo due partiti possono partecipare alla spartizione del potere e sono due partiti espressione della classe finanziaria e industriale dominante non sono una democrazia. Un sistema in cui nessun partito di massa di lavoratori può costituirsi e in cui solo i ricchi possono prendere parte, non può essere una democrazia. Infatti un grande giornalista e accademico statunitense ha affermato che gli Usa non sono una democrazia, ma un’oligarchia in cui le persone sono addormentate con “mass entertainment and mass shootings”. Prendere parte alle elezioni significa supportare questo sistema”.
Bernie Sanders era realmente il cambiamento che in molti in Europa hanno descritto?

CB: “Per quello che conosco di lui, almeno è intelligente e con una visione. Ma non è affatto socialista e forse neanche un social-democratico. Propone alcune cose che potrebbero migliorare la vita di tutti i giorni ma non ha nulla a che vedere con quello che in Canada consideriamo di sinistra. La sua politica estera è pessima come quella di tutti gli altri, imperialista in tutto. Un uomo gentile sembra, ma anche lui seguirebbe gli ordini”.

Cosa accadrebbe al mondo con una presidenza di Hillary Clinton?
CB: “Guerra mondiale e distruzione generale”.
Cosa ha provato quando ha visto Obama parlare recentemente ad Hiroshima e non chiedere scusa per quanto fatto dal suo paese, dichiarando poi quasi sarcasticamente – in quanto alla guida della prima potenza atomica del mondo – di auspicare un pianeta senza armi nucleare?
CB: “Ero disgustato, un disgusto disperato. Ma, del resto, cosa aspettarci dalla nazione che ha usato quelle armi con ipocrisia e bugie? Lo hanno fatto per mostrare al mondo la loro potenza e il fatto che non erano restii ad utilizzare queste armi di devastazione anche in futuro. Perché scusarsi? Dal loro punto di vista non hanno nulla di cui scusarsi. Sono senza moralità. Non hanno alcuna legge che seguono”.
 L’espansionismo sempre maggiore degli Stati Uniti arriverà ad un punto di rottura e collisione con la Cina? 
CB: “E’ possibile. Le provocazioni nord-americane, gli aerei spia lungo le coste, le porta-aerei che entrano in acque cinesi sono inviti alla reazione. Li stanno sfidando. La Cina fino ad oggi non ha reagito, ma dovrà farlo o affrontare l’umiliazione. A Pechino stanno cercando di fare tutto il possibile per portare la ragione nella vicenda e applicare la loro filosofia win-win per risolvere la questione, ma gli Stati Uniti conoscono solo forza e dominio. I nord-americani stanno portando Russia e Cina al limite della tolleranza. Questi limiti sembrano reggere per ora in quanto nessuno vuole la guerra, ma se dovesse superarsi il limite dell’umiliazione per un paese ci potrebbero essere conseguenze catastrofiche”.
Anche se è la Nato che sta portando le sue installazioni sempre più a est, in Europa la nostra informazione alimenta un pericolo di una Russia aggressiva. A chi giova alimentare questo sentimento di russofobia?
CB: “Chiaramente la propaganda è portata avanti dai servizi di intelligence della NATO e i mass media per manipolare il pensiero delle persone e giustificare una guerra contro la Russia, mantenere in piedi le folle sanzioni e altre forme di guerre ibridi come il bando alle Olimpiadi. Quindi sono loro che beneficiano per conto dei loro boss civili”.
Dall’avvento delle cosiddette primavere arabe, iniziate con il noto discorso di Obama all’Università del Cairo del 2009, il Mediterraneo orientale è divenuto una polveriera. Si è trattato di un piano esterno di distruzione pianificata di stati sovrani ostili a Washington, Libia e Siria in particolare, o reale ricerca di democrazia e libertà?
CB: “Tutte le informazioni che abbiamo su quei fatti dimostrano che fu tutto ideato dagli USA e i suoi alleati per adempiere alla grande strategia di dominio globale del mondo ora che il blocco socialista è stato minato e distrutto. Queste nazioni, si, sono state selezionate per la distruzione negli interessi degli Usa per il controllo della regione e del Mar Mediterrandeo. Le affermazioni di portare la “democrazia” sono solo propaganda nello stesso modo di come si utilizzavano nel 1812 durante l’invasione del Canada. In realtà hanno distrutto la democrazia ovunque sono andati, la democrazia reale delle popolazioni.
Non comprendono la democrazia popolare o le democrazie socialiste, le considerano una minaccia. Per loro democrazia significa solo il governo dei ricchi per i ricchi attraverso i ricchi”.

E’ giusto definire oggi Aleppo come la “Stalingrado della Siria” e “il cimitero dei sogni del fascista Erdogan” come ha dichiarato il presidente siriano Assad?

CB: “Non utilizzerei questo parallelo perché a Stalingrado milioni di persone combatterono una battaglia decisiva per respingere l’esercito tedesco. L’assedio lungo, drammatico e la parziale occupazione di Aleppo è importante per la Siria e per la sua liberazione dalle forze fantoccio degli Stati Uniti. Ma è un tipo di assedio e non una grande battaglia campale come Stalingrado. E se Aleppo venisse liberata il sostegno delle forze Usa non verrebbe interrotto. Sarebbe una sconfitta, ma non una battaglia decisiva nel tentativo di destituzione del governo di Damasco. Forse la situazione si evolverà in futuro in uno scenario alla Stalingrado. Ma per me, la Stalingrado siriana è sui cieli: la battaglia decisiva si combatte li. Se i siriani e i russi mantengono il controllo dei cieli risusciranno a fare quello che è decisivo. Ma lo faranno? Questa è la domanda cruciale. Se i nord americani lanciassero un attacco (come hanno richiesto i 51 funzionari del Dipartimento di Stato, la gang dei cospiratori) sull’esercito arabo siriano dalle loro porta aerei nel Mediterraneo, i russi utilizzerebbero i loro sistemi S400 per abbatterli o li lascerebbero fare? In questa seconda ipotesi, sarebbe tutto finito”.

Quale pensa sarà il futuro scenario per la Siria?

CB: “I nord-americani hanno bisogno del controllo di tutta la Siria non solo una parte. Una volta ottenuto il controllo possono preparare il terreno per un’invasione dell’Iran che resta chiaramente il loro grande obiettivo. Se dovessero riuscire a spezzettare la Siria, sarebbe comunque una soluzione temporanea.
Né la Siria, né la Russia possono accettare questo sviluppo. Avranno di fronte un costante attacco da più fronti e la loro guerra proseguirà. L’offensiva dell’esercito arabo siriano a Raqqa dimostra che non non hanno intenzione di accettare questa soluzione”.
Che ruolo giocano, secondo lei, le ONG dei diritti umani nel contesto internazionale attuale?
CB: “Il loro ruolo è sempre negativo e vengono utlizzate come centri di propaganda per screditare governi di paesi considerati ostili sotto l’egida delle violazioni dei “diritti umani”, molte di loro fabbricate o distorte. Possono farlo perché molte di queste ONG sono finanziate dai governi occidentali o dai servizi di intelligence.
Un esempio recente è emerso con i Panama Papers che ci hanno permesso di conoscere che la International Committee of Investigative Journalists non era finanziata solo dalle agenzie federali nord-americane, la CIA, George Soros e Rockefellers ma che la sua “board of advisors” era proprio composta da persone di alto livello del governo di Washington, molti membri della CIA, Federal Reserve, Dipartimento di Stato, Council on Foreign Relations. Il bello è che si presenta come indipendente. Potremmo fare decine di altri esempi ma sarebbe troppo lungo”.
14 anni fa, falliva il colpo di stato in Venezuela contro il presidente democraticamente eletto Hugo Chavez e iniziava l’uscita degli Stati Uniti dall’America Latina. Poco dopo, gli Usa invasero l’Iraq. Oggi che nel Mediterraneo orientale l’egemonia traballa, Washington utilizza tutte le sue armi note per tornare in America Latina. Ha ragione secondo Lei il Presidente Rafael Correa quando dice che siamo di fronte ad un nuovo Piano Condor nella regione? 
CB: “”Non è chiaro se ci sia un piano Condor 2.0 preciso in atto in questo momento. Ci sono chiaramente tentativi di abbattere tutti i governi progressisti nell’area come abbiamo visto hanno cercato in Venezuela, Argentina, Bolivia, Cile, Honduras, ora Brasile. Questo tentativo opera su molti livelli, economico, propaganda dei media, quinte colonne etc.Questo tentativo opera su molti livelli, economico, propaganda dei media, quinte colonne etc.
Ma l’Operazione Condor ha riguardato arresti di massa, torture e omicidi di migliaia di attivisti di sinistra e non penso che hanno iniziato un piano del genere perché non controllano completamente gli eserciti in questi paesi come una volta. Se dovessero riuscire a prendere il controllo della regione torneranno i pogroms contro la sinistra, quello si”.
Il futuro del mondo offre al momento due possibili binari: un unilateralismo statunitense, soprattutto in caso di presidenza Clinton, fatto di aree di “libero” scambio imposte in giro per il mondo sul Modello Nafta (il TTIP in Europa ad esempio), con milioni di poveri disperati prodotti e profitti per le multinazionali, e la distruzione pianificata con il caos di tutti i paesi che si ribellano a questa visione stile Libia e Siria; oppure un periodo di multilateralismo, rispetto della sovranità, autodeterminazione dei popoli e di pace se si dovesse rafforzare il progetto alternativo al Washington Consensus dei Brics e l’integrazione regionale dell’America Latina ideata e voluta da Chavez, Castro, Lula e Kirchner. Siamo lontani dalla realtà? E quale delle due visioni prevarrà?

C.B.: “Possiamo solo raggiungere la seconda opzione di multilateralismo, sovrnità delle nazioni e aderenza ai principi espressi dalla Carta delle Nazioni Unite con un cambio democratico negli Stati Uniti e non credo possa accadere senza una guerra.Oguno vorrebbe vivere in pace e in armonia in un mondo dove si condividano i benefici a tutte le popolazioni, ma questo non potrà mai essere raggiunto fino a quando ci sarà una potenza dominante nel mondo intenta a decidere e condizionare le vite di ogni essere umano. I nord-americani e i loro alleati guerrafondai della Nato vogliono l’egemonia. I Brics non hanno un’ideologia comune e interesi condivisi. In questa fase, la Cina è comunista ancora, la Russia è capitalista. Il Brasile non è socialista e l’India ha un governo di destra. Hanno alcuni interessi similari, ma è difficile vederli agire insieme come un blocco di potenze e agire per la difesa reciproca.

La paura comune di una grande potenza potrebbe fornire il cemento e smentirmi. Lo spero. Ma non sono molto ottimista che il secondo cammino che individuavi nella domanda possa esserci senza un cambio fondamentale nell’equilibrio dei poteri mondiali. Le nazioni del mondo, del resto, non hanno fatto nulla quando la Yugoslavia è stata distrutta. Non hanno fatto nulla quando la Libia è stata totalmente devastata e la sua società progressista sventrata.  Stanno distruggendo uno per uno tutti i paesi liberi. Fino al giorno in cui non ne rimarrà più nessuno”.
*Si ringrazia Andre Vltchek per la realizzazione dell’Intervista
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