Ci riprovano

Una grande guerra sta per scoppiare in Ucraina. Prof. James Petras

Una grande guerra sta per scoppiare in Ucraina. Prof. James Petras

Il potenziamento militare di Kiev e l’escalation delle sanzioni contro la Russia sono le due facce della strategia della Nato

Ci sono chiari segnali che una grande guerra sta per scoppiare in Ucraina, scrive James Petras, Professore (emerito) di Sociologia all’Università di Binghamton, New York, una guerra promossa attivamente dai Paesi della NATO e sostenuta dai loro alleati in Asia (Giappone) e Medio Oriente (Arabia Saudita). La guerra per l’Ucraina correrà lungo le linee di una offensiva militare su vasta scala contro la regione sudorientale del Donbas eprenderà di mira le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk con l’intenzione di deporre i governi democraticamente eletti, disarmare le milizie popolari, eliminare la resistenza, smantellare le organizzazioni rappresentative popolari e condurre una pulizia etnica di milioni di cittadini bilingue.
La prossima offensiva militare della NATO nella regione del Donbas, prosegue il Prof. Petras, è la continuazione e l’estensione del colpo di stato avvenuto a Kiev nel febbraio del 2014.
Il governo di Kiev, i suoi nuovi ‘eletti’ e i loro sponsor della NATO sono pronti ad una nuova purga per consolidare la presidenza di Poroshenko. Le recenti elezioni hanno escluso alcuni importanti partiti politici che avevano tradizionalmente sostenuto le grandi minoranze etniche del paese, e sono state boicottate nella regione del Donbas. Questa elezione farsa ha reso l’idea della prossima mossa della NATO  per la conversione dell’Ucraina in una gigantesca base militare americana rivolta verso il cuore del territorio russo e in una neo-colonia per la capitale tedesca, che rifornirà Berlino di grano e materie prime mentre sarà intenta a trasformarsi in un mercato per i manufatti tedeschi.
Il rullo di tamburi che precede una escalation nella guerra in Ucraina, guidata da Kiev e le sue milizie fasciste, riecheggia nei mass media occidentali, ogni giorno. Sempre più media e portavoce pubblicano o annunciano notizie inventate di crescenti minacce militari russe ai suoi vicini e invasioni transfrontaliere in Ucraina. Nuove incursioni russe sono ‘segnalate’ dai confini nordici agli Stati baltici fino al Caucaso. La Svezia ha creato un nuovo livello di isteria per un misterioso sottomarino “russo” al largo delle coste di Stoccolma, che non ha mai identificato o individuato. Estonia e Lettonia sostengono che aerei da guerra russi hanno violato il loro spazio aereo senza prove. La Polonia espelle “spie” russe senza prove o testimoni.  Esercitazioni militari su vasta scala dei paesi Nato sono in corso lungo le frontiere della Russia con i Paesi baltici, la Polonia e l’Ucraina.
La NATO sta inviando ingenti spedizioni di armi a Kiev, insieme a consulenti delle “Forze Speciali” ed esperti di contro-insurrezione in previsione di un attacco su larga scala contro i ribelli del Donbas.
Kiev non ha mai rispettato il cessate il fuoco di Minsk. Secondo l’ufficio per i diritti umani delle Nazioni Unite 13 persone in media – prevalentemente civili -sono stati uccisi ogni giorno da quando il cessate il fuoco di settembre è entrato in vigore. In otto settimane l’ONU riferisce che 957 persone sono uccise –in maggioranza dalle Forze Armate di Kiev.
Kiev ha tagliato tutti i servizi sociali e pubblici di base ai popoli delle Repubbliche, inclusa l’elettricità, il carburante, gli stipendi pubblici, le pensioni, le forniture mediche; banche e trasporti sono stati bloccati.
La strategia è quella di strangolare ulteriormente l’economia, distruggere le infrastrutture, forzare l’esodo di massa dei profughi bisognosi dalle città densamente popolate oltre il confine con la Russia e poi a lanciare assalti massicci sui centri urbani e sulle postazioni dei ribelli.
Kiev ha lanciato una mobilitazione militare a tutto campo nelle regioni occidentali, accompagnata da campagne di indottrinamento anti-russe progettate per attrarre i più violenti teppisti sciovinisti di estrema destra e incorporare le brigate militari nelle truppe d’assalto. L’uso cinico della milizie fasciste irregolari ‘libera’ Nato e Germania da ogni responsabilità per il terrore inevitabile e le atrocità nella loro campagna. Questo sistema rispecchia la tattica dei nazisti tedeschi.
Per isolare e indebolire la resistenza nel Donbas e garantire la vittoria di Kiev, l’UE e gli USA stanno intensificando la loro pressione economica, militare e diplomatica sulla Russia affinché abbandoni le regioni del sud-est dell’Ucraina.
Ogni escalation delle sanzioni economiche contro la Russia è stata progettata per indebolire la resistenza del Donbas. Ogni spedizione russa di forniture mediche essenziali e cibo alla popolazione assediata evoca un nuovo e più isterico sfogo – perché contrasta la strategia di Kiev e della NATO di far morire di fame i partigiani e costringere la loro base alla sottomissione o alla fuga verso la sicurezza attraverso il confine con la Russia.
Dopo aver subito una serie di sconfitte, Kiev e i suoi strateghi della NATO hanno deciso di firmare un ‘protocollo di pace’, il cosiddetto accordo di Minsk, per arrestare l’avanzata della resistenza del Donbas nelle regioni meridionali e per proteggere i soldati e le milizie di Kiev isolate nelle regioni orientali. L’accordo di Minsk è stato progettato per consentire a Kiev di ricostruire il suo esercito, riorganizzare il suo comando e incorporare le milizie di estrema destra nelle sue forze militari in cista di una ‘offensiva finale’. Il potenziamento militare di Kiev e l’escalation delle sanzioni contro la Russia sono le due facce di una stessa strategia: il successo di un attacco frontale alla resistenza democratica del bacino del Donbas dipende dalla riduzione del sostegno militare russo per via delle sanzioni internazionali a cui Mosca è sottoposta.
L’ostilità della NATO nei confronti del presidente russo Putin si è manifestata in pieno in occasione della riunione del G20 in Australia. Le minacce economiche del G20 contro la Russia, l’isolamento diplomatico di Putin e il blocco economico del Donbas sono un preludio alla soluzione finale della NATO – l’annientamento fisico della resistenza nel Donbas, della democrazia popolare e dei legami economico-culturali con la Russia.
Kiev dipende dai suoi mentori della NATO per imporre un nuovo round di sanzioni severe contro la Russia, soprattutto se la sua invasione pianificata incontrerà una resistenza di massa ben armata e sostenuta dalla Russia. La NATO conta sulla restaurata capacità militare di Kiev per distruggere efficacemente i centri di resistenza nel sud-est.
La NATO ha deciso per una guerra totale: controllare tutta l’Ucraina o, in alternativa, distruggere il sud-est separatista, cancellare la sua popolazione e la capacità produttiva e impegnarsi in una guerra economica a tutto campo con la Russia.  
I diplomatici russi sono alla disperata ricerca di un compromesso che permetta alla popolazione ucraina di etnia russa nel sud-est ucraino di mantenere una certa autonomia nel quadro di un progetto di federazione e riconquistare influenza all’interno del governo ucraino. Strateghi militari russi hanno fornito aiuto logistico e militare alla resistenza, al fine di evitare il ripetersi di episodi come il massacro di Odessa. Soprattutto, la Russia non può permettersi di avere basi militari della NATO lungo il suo “ventre molle” meridionale. Sotto Putin, il governo russo ha cercato di proporre compromessi che consentano la supremazia economica occidentale l’Ucraina, ma senza l’espansione militare della NATO e l’assorbimento di Kiev.
Tale politica di conciliazione ha ripetutamente fallito.
Il ‘governo del compromesso’ di Kiev è stato rovesciato a febbraio da un colpo di stato violento che ha installato un governo favorevole alla Nato.
Kiev ha violato l’accordo di Minsk impunemente, incoraggiata dalle potenze della NATO.
La recente riunione del G20 in Australia è stata caratterizzata da un coro unanime contro il presidente Putin. Il cruciale incontro privato di quattro ore tra Putin e Merkel si è risolto in un fallimento quando la Germania si è unita al coro della NATO.
Putin ha risposto alle manovre militari lungo i confini della Russia accelerando la versione russa del pivot to Asia. Più importante, il presidente Putin ha annunciato che la Russia non permetterà il massacro di un intero popolo della regione del Donbas.
Il Professor Petras conclude il suo intervento su ‘Information Clearing House’ ponendosi questi interrogativi: “Una nuova offensiva di Poroshenko contro il popolo del sud-est dell’Ucraina progettata per provocare una risposta russa alla crisi umanitaria è imminente? Come risponderà la Russia all’offensiva di Kiev sostenuta dalla NATO? Mosca rischierà una rottura totale con l’Occidente?”

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