De-dollarizzazione e crescita yuan:

 incubo de-americanizzazione per gli Usa

De-dollarizzazione e crescita yuan: incubo de-americanizzazione per gli Usa

I cambiamenti dei paesi della zona Asia-Pacifico preoccupano gli esperti statunitensi: “La Cina supererà gli Stati Uniti come prima economia mondiale”

Il processo complessivo di de-dollarizzazione avanza mentre continua la crescita dello yuan, che sta guadagnando sostegno non solo in Asia ma anche in Europa, e che presto potrebbe affrontare una battaglia con il dollaro per un riconoscimento a livello mondiale. Nello stesso tempo i cambiamenti nelle politiche dei paesi della zona Asia-Pacifico preoccupano alcuni esperti americani. Secondo il loro punto di vista, i tentativi di questi Stati di diversificare le loro relazioni “minacciano gli interessi americani”.

La de-dollarizzazione generale e l’internazionalizzazione dello yuan sono due tendenze economiche attuali. La loro origine nasce soprattutto dalla debolezza dell’economia americana e dal processo di “de-americanizzazione”,dicono gli economisti Oscar Ugarteche e Ariel Rodriguez Noyola in un articolo pubblicato su Telesur.

Secondo gli economisti, la forza principale dell’internazionalizzazione dello yuan è l’espansione commerciale di Pechino. In Europa, la moneta cinese sta guadagnando sempre più sostegno, sia a Londra che a Francoforte, Parigi e Lussemburgo. Recentemente, Londra ha fatto la prima emissione di obbligazioni sovrane in yuan fuori dalla Cina. Le autorità della Banca centrale europea parlano della possibilità di includere lo yuan nelle proprie riserve internazionali. Tra il 2013 e il 2014, in Gran Bretagna e in Germania sono aumentati di oltre il 100% i pagamenti in yuan; in Francia e Lussemburgo di oltre il 40%. A Mosca, nei primi di ottobre le autorità cinesi hanno chiuso la firma di un ‘scambio’ bilaterale con la Banca Centrale russa per un importo pari a 25.000 milioni, che apre la strada a maggiori scambi commerciali tra i due paesi e allo stesso tempo opera come meccanismo di difesa contro i blocchi dei conti russi in dollari in Europa e negli Stati Uniti. Inoltre, la Cina e la Russia stanno attualmente studiando come implementare un sistema di pagamento alternativo allo SWIFT.

Gli esperti dicono che, secondo le proiezioni del Financial Times dell’Economist, entro la fine dell’anno la Cina supererà Stati Uniti come la prima economia mondiale.

Intanto nella zona Asia-Pacifico si manifestano due potenziali rischi per gli interessi americani: il possibile riavvicinamento tra Cina e Corea del Sud e l’intenzione del Giappone  di riposizionarsi come potenza regionale, sottolineano gli autori Niv Horesh e Hyun Jin Kim un Articolo per ‘The National Interest’.

Per quanto riguarda la Cina, la rapida crescita del commercio con la Corea del Sud e le visite ufficiali del presidente Xi Jinping e di altri leader cinesi nel paese mostrano un chiaro tentativo di rafforzare le relazioni bilaterali. Infatti, il presidente cinese ha visitato Seoul prima di Pyongyang, il suo alleato storico della regione, come ricordano gli esperti.

I paesi affrontano progetti di rilevanza regionale, come ad esempio investimenti nelle infrastrutture asiatiche e l’accordo di libero scambio.

Inoltre, nonostante tutte le somiglianze tra Corea del Sud e Giappone – entrambi i paesi sono democrazie,  hanno un’economia di mercato e un alto livello di sviluppo, e sono stati a lungo alleati leali degli USA –  attualmente le loro relazioni bilaterali non attraversano un buon momento.

Le discrepanze tra il presidente sudcoreano Park Geun-hye e il primo ministro giapponese Shinzo Abe sulla questione della possibile rimilitarizzazione del Giappone e il presunto ‘riciclaggio’ dei crimini giapponesi commessi durante la seconda guerra mondiale hanno impedito, per il momento, il dialogo tra i due leader, dicono gli analisti. Inoltre, il Giappone ha avuto un colloquio con la Corea del Nord per sollevare parzialmente o completamente le sanzioni economiche imposte a Pyongyang, che potrebbe significare un tentativo di creare un proprio gruppo di alleati, senza la solita leadership statunitense, dicono gli esperti.

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