L’ALTRA FACCIA

Siria: torture, sequestri e rendition degli Usa

L’Occidente denuncia le sevizie di Assad. Ma dopo l’11 settembre la Cia spediva a Damasco presunti jihadisti. Poi trattati nelle segrete del regime. Ginevra: faccia a faccia tra ribelli e governo.

di Barbara Ciolli

(© Getty images) Un oppositore siriano di Aleppo, rilasciato dai carcerieri, mostra i segni di tortura.

 

All’apertura della  conferenza di pace di Ginevra 2, gli Usa si sono scagliati contro l’orrore delle migliaia di prigionieri, denutriti e torturati a morte nelle carceri siriane.
«Il presidente Bashar al Assad è una calamita per i terroristi, deve andarsene. Non c’è alcuna possibilità, in nessun caso, che un uomo responsabile di azioni così brutali contro la sua stessa popolazione possa rimanere legittimamente al governo», ha tuonato, durissimo, il segretario di Stato americano John Kerry all’apertura dei lavori.
LE 31 PAGINE DI DOSSIER. Il braccio destro di Barack Obama alludeva al rapporto pubblicato dal quotidiano ingleseThe Guardian e dal network americanoCnn (guarda le foto) che proverebbe la tortura di migliaia di detenuti (circa 55 mila immagini di corpi scheletrici e seviziati) durante la guerra civile.
Nel dossier di 31 pagine, firmato anche da tre illustri avvocati internazionali, a capo dei tribunali per crimini di guerra in Sierra Leone e in ex Jugoslavia, i periti denunciano «prove dirette» di «sistematiche torture e uccisioni», tra marzo 2011 e agosto 2013.
SIRIA, RENDITION DAL 2002. Le ricostruzioni turbano, ma non stupiscono i dissidenti all’estero: ben prima della guerra civile, gli oppositori denunciavano le violenze e gli abusi delle forze dell’ordine e dei servizi segreti siriani.
Stupisce, invece, per bocca degli stessi oppositori, tanto scandalizzarsi degli Usa. Impossibile, raccontano, che gli americani non sapessero delle torture. Anche perché, prima delle rivolte, le prigioni siriane erano destinazione delle extraordinary rendition della Cia.

Sospetti jihadisti custoditi e torturati nelle carceri di Assad

Il segretario di Stato americano, John Kerry, alla Conferenza di Ginevra 2.(© Ansa) Il segretario di Stato americano, John Kerry, alla Conferenza di Ginevra 2.

Le foto del 2009 di Kerry, allora senatore del Massachusetts, a cena a Damasco con Assad e la bella moglie Asma, durante una viaggio con un delegazione Usa in Siria, hanno fatto il giro del mondo. Ma non erano un caso isolato.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, gli americani avevano infatti sviluppato verso la Libia di Muammar Gheddafi e altri Stati islamici collaborazionisti una politica di riavvicinamento in chiave anti al Qaeda. I risultati dell’operazione di distensione sembravano arrivare: nel 2004, per esempio, Tripoli aveva accettato di disfarsi delle sue armi di distruzione di massa e a fornire all’intelligence americana centri sul proprio territorio nei quali trasferire e torturare i sospetti terroristi islamici.
ASSAD COME GHEDDAFI. Con la Siria, ai tempi alleata di Gheddafi, non andò molto diversamente. All’amministrazione di George W. Bush faceva comodo un moderato come Assad, ben più soft del padre Hafez, alla guida della Siria: strategico Stato cuscinetto tra Iraq e Israele, con cui trattare sottobanco, anche per conto di Tel Aviv.
In Libia, tra il 2004 e il 2011, gli Usa hanno trasportato, attraverso voli speciali, almeno una decina di detenuti, verso le destinazione finali dei centri di tortura, sfruttando e perfezionando, con nuove tecniche, le vecchie pratiche del regime. E in Siria, le rendition dell’antiterrorismo americano, grazie alla collaborazione con Assad, al potere dal 2000, erano iniziate addirittura prima, subito dopo il crollo delle Torri Gemelle.
TORTURE CIA DAL 2001. La storia è dimostrata dalle vicissitudini di un ingegnere canadese-siriano arrestato ingiustamente dalla Cia nel 2002 e rinchiuso per un anno al famigerato Palestine Branch di Damasco
Secondo i dati e le testimonianze del rapporto Globalizing Torture del 2013 (leggi il pdf)dell’Open society foundations (Opf) del filantropo e finanziere George Soros – al momento il rapporto più completo sui 10 anni di extraordinary rendition dell’intelligence Usa – «la Siria era tra le destinazioni più comuni, dove trasferire i sospetti jihadisti, almeno nove, tra il dicembre 2001 e l’ottobre 2002.

Dagli Usa a Damasco: presunti qaedisti torturati al Palestine Branch

Il segretario di Stato degli Usa John Kerry, accanto al ministro degli Esteri saudita, il principe Saud al-Faisal, saluta il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.(© Getty images) Il segretario di Stato degli Usa John Kerry, accanto al ministro degli Esteri saudita, il principe Saud al-Faisal, saluta il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon.

Il caso più famoso è quello del canadese Maher Arar, fermato a New York e volato, attraverso la Giordania, a Damasco. Qui, stando ai racconti che lui stesso ha fornito, è stato «picchiato e frustato con cavi elettrici dall’intelligence siriana in una cella sotterranea», fino a quando non ha «falsamente confessato di essere stato addestrato in un campo afghano per qaedisti».
Altri sospetti terroristi, tra i quali studenti e ragazzini arrestati in Pakistan, sono transitati, nello stesso periodo, al Palestine Branch e all’altro centro di tortura e detenzione, il Far Falastin Prison a ovest della capitale siriana, dove i carcerati venivano stipati in loculi chiamati «tombe», grandi quanto una bara.
LE BARE DEL FAR FALASTIN. Un’altra rendition eclatante è stata quella, nel 2001 in Marocco, del jihadista e cittadino tedesco Mohammadhaydar Zammar, originario di Aleppo e interrogato dalla polizia federale della Germania in almeno un’occasione, durante la sua detenzione al Far Falastin. Trattenuto in isolamento e seviziato nei suoi cinque anni di ‘pre-dentenzione’, nel 2007 Zammar, in questo caso effettivamente un reclutatore di al Qaeda, è stato condannato a 12 anni dalla Corte suprema siriana ed è tuttora recluso nel bunker.
«Mi sorprende la reazione degli Usa e dell’Occidente all’ultimo dossier, come se per loro fosse una novità», ha dichiarato Arar al magazine americano Foreign policy, «sin dai primi Anni 90 i rapporti del Dipartimento di Stato sulla Siria sono stati molto forti. È un fatto che in Siria si torturi la gente».
GLI USA NON SI SCUSANO. Scagionato e risarcito dal governo canadese con 10 milioni di dollari, Maher Arar non ha mai ricevuto le scuse da Washington.
D’altra parte, in nome della guerra a Bin Laden, ancora nel 2010 i funzionati americani collaboravano con Assad, per bloccare il flusso di jihadisti dall’Iraq. La cooperazione tra le due intelligence, tra le più proficue nella regione, arrivava a legittimare le torture per procura. Non a caso, anche durante la guerra civile, Assad non smette di proporsi agli Usa come il presidente in «lotta contro i terroristi».
Poi per Kerry è diventato «Hitler», come dicono gli americani indignati. Anche se i servizi segreti occidentali, secondo le indiscrezioni, continuano a trattare con Damasco per fermare l’invasione dei qaedisti nel Paese travolto dalla guerra civile.http://www.lettera43.it/politica/siria-torture-sequestri-e-rendition-degli-usa_43675120608.htm

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