ecco i supercomputer con i quali la NSA spia il mondo

Stati Uniti: 

https://i0.wp.com/static.guim.co.uk/sys-images/Guardian/Pix/pictures/2013/6/14/1371221724560/NSA-Data-Center-in-Bluffd-010.jpgSegnalazione di Redazione de L’Indipendenza.com

di REDAZIONE

Proponiamo per L’Indipendenza la traduzione integrale in italiano dell’articoloThe NSA Is Building the Country’s Biggest Spy Center (Watch What You Say)un’inchiesta apparsa su Wired.com il 15 marzo 2012, da parte di James V. Bamford, giornalista investigativo per varie testate statunitensi, autore del libro The Shadow Factory: The Ultra-Secret NSA from 9/11 to the Eavesdropping on America, relativa alla costruzione del principale centro di raccolta dati in Utah e agli altri progetti segreti in fase di realizzazione da parte della statunitense National Security Agency (NSA) al centro dello scandalo PRISM e Datagate. (Traduzione di Luca Fusari)

L’aria di primavera avvolge la piccola cittadina, spolverata di sabbia con la complicità di una morbida foschia, mentre ciuffi grigio-verdi di salvia frusciano nella brezza mattutina. Bluffdale si trova nello Utah, in una valle a forma di ciotola posta all’ombra del Wasatch Range ad est e dei Oquirrh Mountains ad ovest.

E’ il cuore del territorio dei Mormoni, il primo posto dove i pionieri religiosi giunsero più di 160 anni fa. I Mormoni vennero in questi luoghi per isolarsi dal resto del mondo, in modo da potersi dedicare allo studio delle misteriose parole incise su tavole d’oro trovate sepolte nella terra quale dono del loro Dio, e poter praticare ciò che è diventato poi noto come “il principio”, ovvero il matrimonio con più mogli.

Oggi Bluffdale è la sede di una delle più grandi sette statunitensi di poligami, gli Apostolic United Brethren (Fratelli Apostolici Uniti n.d.t.), che conta più di 9 mila membri. I Fratelli hanno a loro disposizione un complesso che comprende fra le altre cose una cappella, una scuola, un campo sportivo e un archivio. Le adesioni dal 1978 sono raddoppiate e il numero dei matrimoni plurimi è triplicato, così recentemente la setta si è guardata intorno alla ricerca di ulteriori terreni per una futura espansione al di fuori della cittadina.

Ultimamente la zona ha visto arrivare un nuovo tipo di pionieri: degli estranei tranquilli e discreti che parlano poco e agiscono in modo riservato. Alla pari dei pii poligami, anche costoro sono focalizzati sulla decifrazione di messaggi criptici che solo loro hanno il potere di capire.

Appena fuori da Beef Hollow Road, a meno di un miglio dal quartier generale dei Fratelli, migliaia di lavoratori edili con caschetti protettivi e t-shirt intrise di sudore stanno gettando le basi per il loro nuovo tempio ed archivio, un massiccio complesso così grande che ha richiesto l’espansione dei confini della città. Una volta costruito sarà più di cinque volte la dimensione del Campidoglio degli Stati Uniti.

Invece di Bibbie, profeti ed adoratori, questo tempio verrà riempito da server, esperti di intelligence informatica e guardie armate. Invece di ascoltare le parole che vengono dal cielo, questi nuovi arrivati lavoreranno in segreto per catturare, analizzare ed archiviare le grandi quantità di parole e immagini che sfrecciano attraverso le reti di telecomunicazione di tutto il mondo. Nella piccola città di Bluffdale, Grande Amore e Grande Fratello sono diventati non facili vicini.

Gestito da appaltatori con contratti top secret, il complesso sobriamente denominato ‘Utah Data Center’ è stato costruito su incarico della National Security Agency. Il progetto, di grande segretezza, è il pezzo finale di un puzzle complesso assemblato negli ultimi dieci anni. Il suo scopo è quello di intercettare, decifrare, analizzare e memorizzare vasti pacchetti di dati provenienti dalle reti di comunicazione di tutto il mondo, intercettati mentre vengono diramati dai satelliti e corrono attraverso i cavi sotterranei oceanici delle reti estere e nazionali.

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Il Centro, pesantemente fortificato e dal costo stimato di 2 miliardi di dollari, dovrebbe essere terminato ed operativo a partire da Settembre 2013. Attraverso i suoi server e router scorreranno ogni forma di comunicazione che verrà memorizzata in un database praticamente “senza fondo”, compreso il contenuto delle email private, le telefonate dai cellulari e le ricerche di Google, così come tutti i flussi di informazioni recanti dati personali, ricevute di parcheggio, itinerari di viaggio, acquisti in libreria ed altri pacchetti digitali di dati.

E’ in qualche misura la realizzazione del programma ‘Total Information Awareness’ creato durante il primo mandato dell’amministrazione Bush, uno sforzo che è stato bloccato dal Congresso nel 2003 per aver causato un enorme clamore sul suo potenziale invasivo della privacy degli americani.

«Ma questo è molto più di un Centro Dati» afferma un alto funzionario dell’intelligence recentemente coinvolto nel programma. L’elefantiaco Centro di Bluffdale avrà un altro ruolo importante e molto più segreto che fino ad ora non è stato rivelato. Il Centro sarà fondamentale, egli dichiara, per il lavoro di decriptazione. Infatti la decriptazione è un elemento cruciale, perché tutti i dati che verranno gestiti da esso (informazioni finanziarie, transazioni di borsa, affari, segreti militari e diplomatici stranieri, documenti legali, comunicazioni confidenziali personali) sono dati che circolano pesantemente criptati.

Secondo un altro funzionario di alto grado coinvolto nel programma, parecchi anni fa la NSA ha fatto un enorme passo avanti nella sua capacità di cripto-analisi e decriptazione dei complessi sistemi cifrati, impiegati non solo dai governi di tutto il mondo ma anche dalla stragrande maggioranza degli utilizzatori di computer negli Stati Uniti. Il risultato, secondo questo funzionario, è che «tutti sono un bersaglio; chiunque comunichi diventa un bersaglio». Per la NSA, che dispone di un bilancio che, in seguito all’11 Settembre, trabocca letteralmente di decine di miliardi di dollari, la svolta della cripto-analisi è avvenuta in un momento di crescita esplosiva sia in dimensioni che in potenza.

Nata come un braccio del Dipartimento della Difesa a seguito di Pearl Harbor, con lo scopo primario di prevenire un altro attacco a sorpresa, la NSA ha subito una serie di umiliazioni negli anni della Guerra Fredda. Presa di sorpresa da una crescente serie di attacchi terroristici: il primo attacco al World Trade Center, le esplosioni nelle ambasciate statunitensi in Africa Orientale, l’attacco alla USS Cole ed infine il disastro dell’11 Settembre, ne misero in discussione la ragione stessa dell’esistenza dell’Agenzia.

Come risposta a tali voci, la NSA è tranquillamente rinata. Sebbene da un lato non vi siano molte indicazioni che abbia migliorato la sua efficacia reale, nonostante i numerosi indizi ed opportunità di raccolta dati, essa ha fallito sul quasi disastroso attentato mediante la bomba nella biancheria intima sul volo di Detroit nel 2009 e sull’autobomba a Times Square nel 2010, d’altro canto non c’è dubbio che si sia trasformata nella più grande, segreta e potenzialmente invasiva, agenzia di intelligence che sia mai stata concepita.

Nel processo di trasformazione, per la prima volta dal Watergate e dagli altri scandali dell’amministrazione Nixon, la NSA ha sviluppato il suo apparato di sorveglianza dirigendolo sugli Stati Uniti e i suoi cittadini. Ha stabilito postazioni di ascolto in tutta la nazione atte a raccogliere e vagliare dati provenienti da miliardi di messaggi, email e telefonate, sia che essi provengano dall’interno del Paese che dall’estero. Ha creato un supercomputer dalla velocità quasi impensabile per cercare particolari schemi linguistici, riconoscerli e decifrare codici. Infine l’Agenzia ha dato il via alla costruzione di un luogo dove archiviare i trilioni di parole, pensieri e sussurri catturati dalla sua rete elettronica, e naturalmente tutto è stato fatto in gran segreto. Per coloro che vi lavorano all’interno, il vecchio adagio della NSA «non rivelare mai nulla» è valido oggi più che mai.

La mattina del 6 gennaio 2011, una cappa di nebbia ghiacciata imbiancava Salt Lake City mescolandosi con il settimanale residuo grigio di intenso pesante smog. Gli avvisi di allarme rosso per l’inquinamento e gli inviti a non uscire di casa, a meno che non fosse assolutamente necessario, erano ormai diventati un’abitudine quotidiana, e la temperatura era raggelante. «Quando respiro mi si impregnano il naso e il palato di un qualcosa che assomiglia al fumo di carbone», si lamentava un blogger locale proprio quel giorno. Presso l’aeroporto internazionale della città molti voli in arrivo erano stati ritardati o deviati mentre i voli regionali erano addirittura tenuti fermi a terra.

Fra i pochi che si aggiravano nella foschia gelida vi era una figura il cui completo grigio del vestito e della cravatta facevano sì che quasi svanisse confuso dalla foschia. Era alto e magro, con il fisico di un ex giocatore di basket, un paio di folte sopracciglia scure incorniciate da una massa di capelli dello stesso colore, un folto seguito di guardie del corpo: si trattava del vicedirettore della NSA Chris Inglis, il civile più alto in grado nell’Agenzia, la persona incaricata di seguire giorno per giorno le operazioni in tutto il mondo.

Poco tempo dopo, Inglis arrivò a Bluffdale presso il sito del futuro Centro Dati, una pista piatta e sterrata in una zona poco utilizzata di Camp Williams, un sito di addestramento della Guardia Nazionale. Sotto una tenda bianca allestita per l’occasione, Inglis incontrò un gruppetto di alte personalità composto oltre che da un paio di generali e politici, da Orrin Hatch (senatore dello Utah) e da Harvey Davis (direttore associato dell’Agenzia per gli impianti e la logistica). Una volta riuniti, presero parte tutti insieme ad una surreale cerimonia. In piedi in un insolito recinto di legno ricolmo di sabbia, maneggiando badili dipinti in oro, smuovevano la sabbia con colpi goffi. In questo modo, rompendo simbolicamente il terreno, davano ufficialmente il via a ciò che i media locali avevano soprannominato semplicemente il ‘Centro di spionaggio’.

Sperando di ottenere maggiori dettagli su ciò che stava per essere costruito, i giornalisti intervistarono uno degli ospiti invitati, Beattie Lane (funzionario della Camera di Commercio di Salt Lake City) chiedendogli se avesse una qualche idea degli scopi celati dietro la costruzione della struttura che sarebbe sorta praticamente nel retro del suo cortile. «Assolutamente no. E nemmeno desidero finire io stesso sotto sorveglianza», rispose con una risatina imbarazzata.

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Inglis scelse semplicemente di utilizzare un linguaggio ambiguo, sottolineando l’aspetto meno minaccioso del Centro: «è una struttura all’avanguardia progettata per supportare il lavoro di intelligence della comunità nella sua missione di attivare e tutelare la sicurezza informatica della nazione». Sicuramente la sicurezza informatica sarà una delle aree su cui ci si focalizzerà a Bluffdale, ma è piuttosto ciò che verrà raccolto, come verrà raccolto, e soprattutto l’uso che ne verrà fatto ad essere una questione molto più importante.

La guerra agli hacker ha la comodità di poter essere utilizzata come un perfetto specchietto per le allodole: è facile da spiegare ed è difficile trovare qualcuno che si dichiari contrario. Allora i giornalisti rivolsero le loro attenzioni verso il senatore Hatch, il quale orgogliosamente descrisse il Centro come «un grande omaggio allo Utah», aggiungendo poi, «non posso dirvi molto su che cosa faranno perché si tratta di un argomento altamente classificato».

E poi c’era questa anomalia: sebbene il Centro fosse probabilmente il più grande e costoso progetto ufficiale di sicurezza informatica, oltre ad essere uno dei più innovativi, nessuno del Dipartimento della Sicurezza Domestica, l’agenzia responsabile della protezione delle reti civili dagli attacchi informatici, aveva mai rilasciato dichiarazioni a riguardo. Infatti il funzionario, che in una conferenza stampa a Salt Lake City tenutasi nell’ottobre 2009 aveva per primo introdotto l’argomento del nuovo Centro Dati, non aveva niente a che fare con la sicurezza informatica. Si trattava infatti di Glenn A. Gaffney, vice direttore del reparto dei servizi segreti nazionali dedicato alla raccolta dati, un uomo che aveva trascorso quasi tutta la sua carriera presso la CIA. Il compito legato alla carica che ricopriva consisteva nel gestire la rete di spionaggio umana ed elettronica del Paese.

In pochi giorni la tenda, il recinto di sabbia e le pale dorate sarebbero sparite ed Inglis e i funzionari sarebbero stati sostituiti da qualcosa come 10 mila operai impegnati nel cantiere. «Ci è stato chiesto di non rivelare dettagli sul progetto» ha affermato ad un giornalista locale Rob Moore, Presidente di Big-D Construction, uno dei tre principali appaltatori che lavorano al progetto. I piani per il Centro mostrano un sistema di sicurezza estremamente elaborato: un programma di protezione antiterrorismo da 10 milioni di dollari che include, fra le altre cose, una recinzione progettata per resistere all’impatto di un veicolo da 15 mila libbre (7 tonnellate, n.d.t.) lanciato a 50 miglia orarie (80 Km/h, n.d.t.), telecamere a circuito chiuso, un sistema di identificazione biometrica, un impianto di ispezione per i veicoli e un centro di controllo per le persone in ingresso.

All’interno, l’impianto sarà composto da quattro saloni da 25 mila piedi quadri (2.300 mq, n.d.t.) ciascuno, dedicati ai server, completi di pavimenti sopraelevati per cavi e stoccaggio dati. Inoltre, più di 900 mila piedi quadri (83 mila mq, n.d.t.) saranno per l’amministrazione e il supporto tecnico.

L’intero sito sarà autosufficiente: serbatoi di carburante abbastanza capienti da alimentare i generatori di backup per tre giorni in caso di emergenza, serbatoi d’acqua con una capacità di pompaggio di 1,7 milioni di galloni al giorno, un sistema fognario adatto al caso e un impianto di condizionamento per garantire ai server la giusta temperatura d’esercizio. L’elettricità verrà fornita dalla sottostazione personale del centro, costruita dalla Rocky Mountain Power, e capace di erogare una potenza sufficiente a soddisfare la domanda di energia che si aggirerà sui 65 megawatt. Questa stima di fabbisogno energetico a dir poco “elefantiaca” viaggia parallela con la stima del costo: circa 40 milioni di dollari l’anno, secondo quanto previsto.

http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQMneBZXkvkZN7UWmBYKqJ3XzTjbT1ZZj2jh3YLn6DFRVpv1n8oConsiderata la dimensione della struttura e il fatto che un terabyte di dati, al giorno d’oggi, potrebbe essere memorizzato su un flash drive delle dimensioni di un mignolo umano, la quantità potenziale di informazioni che potrebbero essere immagazzinate a Bluffdale è veramente sconcertante. D’altronde l’incremento della massa dei dati provenienti ogni giorno dall’attività di spionaggio compiuta dai sensori di intercettazione della NSA e delle altre agenzie di intelligence è di tipo esponenziale.

Come conseguenza di una politica di «espansione dei sistemi di controllo e sorveglianza aerea e di altre reti di sensori», come scritto in un rapporto del Dipartimento della Difesa del 2007, il Pentagono sta cercando di espandere la propria rete globale di comunicazione, meglio conosciuta come la Global Information Grid (Griglia Globale di Informazioni n.d.t.), in modo che possa arrivare a gestire entità di dati come gli yottabytes (10 bytes elevato alla 24 esima potenza, uno yottabyte equivale ad un quadrilione di byte, un’entità così grande che nessuno ha ancora coniato un termine per la grandezza superiore successiva).

Tale capacità di gestione dati è necessaria perché, secondo un recente rapporto della Cisco, il traffico globale in Internet quadruplicherà dal 2010 al 2015, raggiungendo una cifra vicina ai 966 exabyte all’anno (1 milione di exabyte equivale ad un yottabyte). Volendo fornire una scala di riferimento, Eric Schmidt, ex CEO di Google, ha valutato che il totale di tutta la conoscenza umana creata dagli albori dell’uomo fino al 2003 ammonta a 5 exabyte. E il flusso di dati non mostra alcun segno di rallentamento.

Nel 2011, dei 6,9 miliardi di persone che compongono la popolazione mondiale, più di 2 miliardi si sono collegati ad Internet. Entro il 2015, la IDC stima che gli utenti saranno almeno 2,7 miliardi. Così la NSA necessita di un magazzino di almeno 1 milione di piedi quadri (100 mila mq n.d.t.). Se l’Agenzia dovesse mai arrivare a riempire il Centro nello Utah con uno yottabyte di informazioni, vorrebbe dire parlare di una quantità di dati equivalente a circa 500 trilioni (500.000.000.000.000.000.000) di pagine di testo.

Ovviamente i dati memorizzati in Bluffdale non proverranno solo dai miliardi di pagine web pubbliche nel mondo. Infatti la NSA è interessata soprattutto al cosiddetto web nascosto, meglio conosciuto come “web profondo” ovvero i dati che sono al di fuori dalla portata del pubblico. Questo comprende anche i dati protetti da password, le comunicazioni governative statunitensi e non, e tutti i dati non commerciali condivisi nel file-sharing fra trusted peers.

«Il web profondo contiene rapporti governativi, banche dati ed altre fonti di informazioni ad alto valore per il Dipartimento della Difesa americano e la Comunità dell’intelligence» secondo quanto affermato in un rapporto del Defense Science Board del 2010: «sono necessari strumenti alternativi per trovare ed indicizzare i dati nel web profondo. (…) Uno degli obiettivi in cui si sente maggiormente a proprio agio la Comunità dell’intelligence è quello di riuscire a rubare i dati top secret di un potenziale avversario».

Con il suo nuovo Centro Dati nello Utah, la NSA avrà finalmente la capacità tecnica necessaria per memorizzare tutti quei segreti rubati e successivamente frugarci dentro. Il punto, ovviamente, è il modo in cui l’Agenzia definirà chi è e chi non è «un potenziale avversario».

Prima che gli yottabytes provenienti dal web profondo e da ogni altro luogo possano cominciare ad essere memorizzati all’interno dei server del nuovo Centro della NSA, essi devono naturalmente essere prima raccolti. Per meglio realizzare questo, l’Agenzia ha avviato il più grande boom edilizio della sua storia, inclusa l’installazione di stanze segrete di monitoraggio elettronico nelle principali strutture di telecomunicazioni Usa. Controllate dalla NSA, queste zone di massima sorveglianza saranno i luoghi da dove l’Agenzia si insinuerà nelle reti di comunicazione degli Stati Uniti, una pratica che è venuta alla luce durante gli anni di Bush ma che non è mai stata riconosciuta dall’Agenzia.

Le grandi linee di questo programma di cosiddette “registrazioni telefoniche senza autorizzazioni” sono state esposte in modo esauriente già da diverso tempo: resta da capire come la NSA abbia potuto segretamente e illegalmente bypassare la Foreign Intelligence Surveillance Court, la quale avrebbe dovuto sorvegliare ed autorizzare le intercettazioni domestiche altamente mirate di milioni di telefonate ed email americane.

Una volta scoperto il programma, il Congresso decise di approvare il FISA Amendments Act nel 2008, che rese di fatto legali gran parte di queste pratiche. Alle società di telecomunicazioni che avevano accettato di partecipare a queste attività illegali venne garantita l’immunità da possibili accuse e cause legali. Ciò che però, fino ad ora, non fu mai rivelato, erano le dimensioni di questo programma di spionaggio domestico tuttora in piena attività.

Per la prima volta, un ex funzionario della NSA ha deciso di salire alla ribalta per descrivere nei dettagli il programma, chiamato in codice ‘Stellar Wind’ (‘Vento Stellare’, n.d.t.). Questa persona è William Binney, un esperto cripto-matematico che ha ricoperto alla NSA il ruolo di responsabile della gran parte dell’automatizzazione della rete mondiale di intercettazione dell’Agenzia. Di alta statura, 68 enne, occhi scuri e determinati dietro un paio di occhiali dalla spessa montatura, Binney ha trascorso quasi quattro decenni a decriptare codici e trovare nuovi modi per canalizzare miliardi di telefonate private e messaggi email da tutto il mondo nei gonfi database della NSA. Come capo e cofondatore del Signals Intelligence Automation Research Center (Centro di Ricerca sui Sistemi Intelligenti per l’Automazione n.d.t.) dell’Agenzia, Binney e il suo team hanno progettato gran parte delle infrastrutture che probabilmente sono ancora utilizzate per intercettare le comunicazioni locali ed internazionali.

https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcToSbd-djO0tfm6pYkxb9dUtY1KRVTbEFr5E7SwwgYGr3ydpkFQEgli spiega che l’Agenzia potrebbe aver installato i suoi sistemi di intercettazione nelle stazioni nazionali dove i cavi provenienti dalla rete aerea passano alla rete interrata, ovvero più di due dozzine di siti dove i cavi in fibra ottica giungono a riva. Se avesse scelto questa strada, la NSA avrebbe visto il campo delle sue intercettazioni ristretto alle sole comunicazioni internazionali, che è tutto quello che a quel tempo gli era concesso dalla legge statunitense.

Invece la scelta è stata quella di posizionare le stanze di intercettazione presso i punti chiave di giunzione in tutto il Paese, in grandi edifici senza finestre denominati “interruttori”, guadagnando così l’accesso non solo alle comunicazioni internazionali, ma anche alla maggior parte del traffico domestico che fluisce lungo tutti gli Stati Uniti. La rete di stazioni di intercettazione va ben oltre la singola camera posizionata nel palazzo della AT&T di San Francisco, così come svelato da una “talpa” nel 2006. «Penso che lì ne abbiano posizionati 10 o 20», spiega Binney. «Non si tratta solo di San Francisco: hanno installazioni nel cuore della regione e anche sulla costa Est».

Le intercettazioni nei confronti della popolazione americana non si fermano alle sole reti di telecomunicazione via cavo. Per catturare i flussi di comunicazione via satellite da e verso gli Stati Uniti, l’Agenzia monitorizza anche le potenti stazioni terrestri della AT&T (American Telephon & Telecommunications, n.d.t.), ricevitori satellitari che includono le stazioni di Roaring Creek e Salt Creek. Nascosti in una strada secondaria della zona rurale di Catawissa a Roaring Creek (Pennsylvania), tre parabole di 105 piedi (30 metri n.d.t) di diametro gestiscono gran parte delle comunicazioni del Paese in entrata e in uscita dall’Europa e dal Medio Oriente. Su una isolata striscia di terra nella remota regione di Arbuckle presso Salt Creek (California), tre parabole simili gestiscono le comunicazioni per le coste del Pacifico e l’Asia.

Binney ha lasciato la NSA alla fine del 2001, poco dopo il lancio, da parte dell’Agenzia, del programma di intercettazioni senza mandato. «Con la sua creazione hanno violato la Costituzione», dice senza mezzi termini. «Ma a loro non importava. Stavano andando avanti lo stesso, e stavano per crocifiggere tutti quelli che si sarebbero messi in mezzoQuando hanno iniziato a violare la Costituzione non potevo più restare».

Binney sostiene che l’operazione ‘Vento Stellare‘ era assai più grande di quanto sia stato pubblicamente ammesso, essa comprendeva non solo l’intercettazione di telefonate nazionali, ma anche il controllo della posta elettronica nazionale. Sempre secondo Binney, il programma ha registrato circa 320 milioni di chiamate al giorno, che hanno rappresentato dal 73% all’80% del volume totale delle intercettazioni effettuate dall’Agenzia in tutto il mondo. Il bottino è poi cresciuto nel tempo. Per Binney, il quale ha mantenuto stretti contatti con i dipendenti dell’Agenzia fino a pochi anni fa, le intercettazioni nelle stanze segrete che punteggiano il Paese sono attualmente gestite da un software altamente sofisticato che svolge «un’ispezione approfondita dei pacchetti di dati» esaminando alla velocità della luce il traffico Internet mentre scorre attraverso i cavi da 10 gigabit al secondo nella rete.

Il softwarecreato da una società chiamata Narus e che ora è parte della Boeing, è controllato a distanza dal quartier generale della NSA sito a Fort Meade nel Maryland ed effettua ricerche su fonti statunitensi per gli indirizzi di destinazione, i luoghi, i Paesi, e i numeri di telefono, così come le liste dei nomi sospetti, le parole chiave e le frasi nelle email. Qualsiasi comunicazione che desti sospetti, soprattutto quelle provenienti da e verso il milione e più di persone finite sulle liste di osservazione dell’Agenzia, viene automaticamente copiata e/o registrata e poi trasmessa alla NSA.

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La capacità di applicazione della sorveglianza si espande da lì, spiega Binney. Una volta che un nome viene inserito nel database Narus, tutte le telefonate e le altre comunicazioni da e verso tale persona vengono automaticamente indirizzate ai registratori della NSA. «Chiunque tu voglia può essere indirizzato verso un registratoreE se la registrazione contiene per caso anche il tuo numero? Vieni indirizzato e registrato anche tuIl sistema Narus ti permette di gestire tutto questo» aggiunge Binney. Quando il Centro Dati di Bluffdale sarà completato, tutto ciò che verrà raccolto sarà ridiretto là per l’archiviazione e l’analisi.

Secondo Binney, uno dei più profondi segreti del nuovo programma Vento Stellare, mai confermato fino ad ora, è che la NSA ha avuto accesso, senza mandato, all’immenso patrimonio di dati della AT&T, un tesoro che comprende i dati sulle fatturazioni nazionali ed internazionali e le informazioni dettagliate su chi ha chiamato chi negli Stati Uniti e in tutto il mondo. A partire dal 2007, la AT&T ha immagazzinato più di 2.800 miliardi di registrazioni all’interno di un database nel suo complesso a Florham Park nel New Jersey.

Anche Verizon ha fatto parte del programma, ed ha notevolmente contribuito ad ampliare il volume di chiamate soggette alle intercettazioni nazionali da parte dell’Agenzia, sostiene Binney. «Questo moltiplica il coefficiente delle chiamate controllate come minimo di cinque volteQuindi siamo a più di un miliardo e mezzo di chiamate al giorno» (i portavoce di Verizon e di AT&T hanno dichiarato che le loro società non vogliono esprimere commenti riguardo a questioni inerenti la sicurezza nazionale).

Dopo aver lasciato la NSA, Binney aveva suggerito un sistema di monitoraggio delle comunicazioni dipendente da quanto esse siano strettamente correlate ad un obiettivo iniziale. Se sei più lontano dal target iniziale si può dire che sei solo un conoscente di un amico del target, se sei più vicino scatta la sorveglianza. Ma l’Agenzia rifiutò l’idea, e data l’imponente struttura del suo nuovo Centro nello Utah, Binney sospetta che ora stia semplicemente raccogliendo tutto ciò che può raccogliere. «L’intuizione era la seguente: come si gestiscono 20 terabyte di intercettazioni al minuto? La soluzione proposta era quella di operare una distinzione tra le cose che vuoi controllare e tutte quelle di cui invece non ti interessa nullaInvece stanno memorizzando tutto ciò che raccolgono» spiega Binney. E l’Agenzia sta raccogliendo quanto più possibile.

Una volta che le comunicazioni sono intercettate e memorizzate, l’analisi dei dati comincia. «Puoi controllare chiunque in maniera ininterrotta con l’analisi dei datiTutto quello che una persona fa viene tracciato su un grafico: transazioni finanziarie, viaggi o altro» afferma Binney. Così come dati quali le ricevute delle librerie, gli estratti conto bancari e le registrazioni dei pagamenti dei biglietti di pedaggio da parte dei pendolari, la NSA è in grado di dipingere un quadro molto dettagliato della vita di ciascuno di noi.

La NSA ha anche la capacità di intercettare, direttamente e in tempo reale, le telefonate. Secondo Adrienne J. Kinne, che ha lavorato sia prima che dopo l’11 Settembre come “intercettatrice vocale” presso la sede NSA in Georgia, in seguito all’attacco al World Trade Center «praticamente tutte le regole sono state buttate fuori dalla finestra, e avrebbero usato qualsiasi scusa pur di giustificarsi e non rinunciare a spiare gli americani». Sono stati inclusi anche i giornalisti che chiamavano a casa dall’estero le loro famiglie. «Si potrebbe dire che chiamavano molto spesso le loro famiglie, con conversazioni molto intime e personali», aggiunge. Kinne ha trovato personalmente doloroso l’atto di intercettare concittadini innocenti. «E’ come scavare una persona e scoprirne il suo diario segreto».

Naturalmente, chiunque ha buone ragioni per sentirsi angosciato da quest’attività. Una volta che al governo viene aperta la porta per spiare i cittadini degli Stati Uniti, ci sono grandi tentazioni di abusare di questo potere per scopi politici, come quando Richard Nixon intercettò i suoi nemici politici durante il Watergate e ordinò alla NSA di spiare i manifestanti contrari alla guerra. Questi e altri abusi spinsero il Congresso, a metà degli anni ’70, ad emanare una serie di divieti contro lo spionaggio domestico.

Prima di rinunciare e lasciare la NSA, Binney ha cercato di convincere i funzionari a creare un sistema più mirato, il cui uso potesse essere autorizzato da un tribunale.  A quel tempo, l’Agenzia impiegava 72 ore di tempo per ottenere un mandato legale da un tribunale, e Binney aveva ideato un metodo per informatizzare il sistema. «Avevo proposto di automatizzare il processo di richiesta di un mandato e di automatizzare l’approvazione, in modo da poter gestire un paio di milioni di intercettazioni al giorno, piuttosto che sovvertire l’intero processo».

Ma un tale sistema avrebbe richiesto uno stretto coordinamento con i tribunali e i responsabili nella NSA non erano interessati a questo, spiega Binney. Quindi hanno continuato a raccogliere dati su larga scala. Alla domanda su quante comunicazioni, «transazioni» nel gergo della NSA, l’Agenzia abbia intercettato dall’11 Settembre in poi, Binney stima che il numero sia «tra 15 e 20 miliardi, l’equivalente di più di 11 anni».

Quando Barack Obama entrò in carica, Binney si augurò che la nuova amministrazione potesse essere pronta a riformare il programma per affrontare le sue preoccupazioni costituzionali. Lui e un altro ex analista della NSA, J. Kirk Wiebe, cercarono di portare all’attenzione dell’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia l’idea di un sistema automatizzato per l’approvazione del mandato. Ma gli diedero il benservito. «Dissero: oh, ok, non possiamo fare commenti», racconta Binney. Seduto in un ristorante non lontano dal quartier generale della NSA, il luogo dove ha trascorso quasi 40 anni della sua vita, Binney tiene il pollice e l’indice molto vicini e dice: «siamo lontani tanto così dal diventare uno Stato totalitario chiavi in mano».

C’è ancora una tecnologia che impedisce l’accesso illimitato del governo ai dati digitali dei privati: la crittografia. Chiunque (dai terroristi ai commercianti di armi, alle società, agli istituti finanziari fino a comuni mittenti delle email) può utilizzarla per sigillare i propri messaggi, progetti, foto e documenti in casseforti a prova di tutto. Per anni, una delle più resistenti casseforti è stato l’Advanced Encryption Standard (o AES ), uno dei tanti algoritmi utilizzati da molti nel mondo per crittografare i dati. Disponibile in tre diversi formati, 128 bit, 192 bit e 256 bit, è incorporato nella maggior parte dei programmi di posta elettronica commerciale e nei browser web ed è considerato così potente che perfino la NSA ne ha approvato il suo uso per le comunicazioni top secret da parte del governo americano.

La maggior parte degli esperti sostiene che un cosiddetto attacco di ”forza bruta” al computer che contiene l’algoritmo (ovvero cercare una combinazione dopo l’altra per sbloccare la crittografia) richiederebbe probabilmente più tempo dell’età attuale dell’universo. Per un codice a 128 bit il numero necessario di tentativi “prova e sbaglia” per sbloccarlo sarebbe di circa 340 undecillioni (10 elevato alla 36esima potenza).

Fare irruzione in queste complesse casseforti matematiche come l’AES è uno dei motivi chiave per giustificare la costruzione in corso a Bluffdale. Questo tipo di cripto-analisi richiede due ingredienti principali: computer super-veloci per condurre attacchi a forza bruta sui messaggi crittografati e un numero enorme di quei messaggi da analizzare per i computer. Maggiori sono i messaggi di un determinato obiettivo, più alta è la probabilità per i computer di rintracciare i modelli rivelatori, e il Centro di Bluffdale sarà in grado di contenere un gran numero di questi messaggi.

«Lo abbiamo chiesto una volta», dice un’altra fonte, un responsabile dei servizi d’intelligence coinvolto anche nella sua progettazione. «Perché stiamo costruendo questo impianto NSA? Amico, hanno fatto sparire tutti i vecchi ragazzi, i cripto-ragazzi». Secondo questo funzionario questi esperti avevano detto all’allora direttore della National Intelligence, Dennis Blair: «hai dovuto costruire questo edificio semplicemente perché non eravamo in grado di violare i codici crittografati».

E’ stata una candida ammissione. Nella lunga guerra tra i violatori dei codici crittografati ed i compilatori dei codici sorgente, decine di migliaia di crittografi nell’industria mondiale della sicurezza informatica, i violatori dei codici hanno dovuto ammettere la loro sconfitta.

Così l’Agenzia ha ottenuto l’avvio dell’ingrediente principale: un’infrastruttura per l’archiviazione di massa dei dati. Nel frattempo, nelle campagne del Tennessee, il governo stava lavorando con massima segretezza sull’altro elemento fondamentale: il più potente computer che il mondo abbia mai conosciuto.

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Il progetto è stato lanciato nel 2004 come un moderno Progetto Manhattan. Soprannominato ‘High Productivity Computing Systems program‘, (Programma per il Calcolo ad Alta Produttività di Sistema n.d.t.), il suo obiettivo era quello di incrementare la velocità del computer di migliaia di volte, creando una macchina in grado di eseguire un quadrilione (10 elevato alla 15esima potenza, n.d.t.) di operazioni in un secondo, anche conosciuto come petaflop, l’equivalente informatico del battere il record di velocità terrestre.

Nel 2004, come parte del programma per il supercomputer, il Dipartimento dell’Energia (o DOE) ha messo in funzione l’impianto denominato ‘Oak Ridge Leadership Computing’ come strumento per mettere insieme le molteplici forze delle agenzie coinvolte nel progetto. Ma in realtà ci sarebbero due percorsi: uno non classificato, in cui tutto il lavoro scientifico sarebbe pubblico, e un altro top secret, in cui la NSA potrebbe perseguire, sotto copertura, la realizzazione del proprio computer. «Per i nostri scopi hanno dovuto creare una struttura separata», spiega un ex alto funzionario esperto di computer della NSA che ha lavorato al progetto ed è ancora associato con l’Agenzia (è uno delle tre fonti che hanno descritto il programma). E’ stata un’impresa costosa, ma anche l’unico estremo tentativo per lanciarlo da parte della NSA.

Come per il Progetto Manhattan, il luogo scelto per il programma di supercalcolo è stata la città di Oak Ridge nel Tennessee orientale, una zona rurale dove montagne affilate lasciano il posto a colline basse e sparse, e dove da sudovest le curve del Clinch River piegano bruscamente a sud-est.  A circa 25 miglia da Knoxville, c’è la “città segreta” in cui è stato estratto l’uranio-235 per la prima bomba atomica. Un cartello vicino all’uscita recita: «quello che qui vedi, quello che qui fai, quello che qui senti, quando lasci questo posto lascialo qui». Oggi a Oak Ridge, non lontano da questo cartello, c’è la sede dell’Oak Ridge National Laboratory del Dipartimento dell’Energia, impegnato in una nuova guerra segreta. Ma questa volta, anziché una bomba di inimmaginabile potenza, l’arma è un computer di inimmaginabile velocità.

Conosciuta come Multiprogram Research Facility, o ‘Edificio 5300′, la struttura da 41 milioni di dollari, cinque piani e 214 mila piedi quadri (20 mila metri quadri n.d.t.), è stata costruita su un appezzamento di terreno dei laboratori dell’East Campus e completato nel 2006. Dietro le pareti in mattoni e le finestre colorate di verde, 318 scienziati, ingegneri informatici ed altri membri del gruppo lavorano in segreto sulle applicazioni cripto-analitiche ad alta velocità di calcolo e su altri progetti classificati.

Il centro del supercomputer è stato intitolato in onore di George R. Cotter, responsabile scientifico della NSA, ora in pensione, e capo del programma di tecnologia dell’informazione. E nel caso tu non lo sapessi, «non c’è nessun cartello sulla porta», dice l’ex esperto di computer della NSA. Al centro segreto del DOE a Oak Ridge il lavoro è progredito ad un ritmo furioso, anche se era una strada a senso unico quando si tratta di cooperazione con le taciturne persone dell’Edificio 5300.

Nondimeno, la squadra segreta è riuscita ad incrementare il suo supercomputer ‘Cray XT4′ fino al mastodontico ‘XT5′. È stato chiamato Jaguar per la sua velocità, avendo raggiunto 1,75 petaflop, ed essendo ufficialmente diventato nel 2009 il computer più veloce del mondo. Nel frattempo, oltre ai lavori nell’Edificio 5300, la NSA è riuscita a costruire un altro supercomputer, ancora più veloce. «Hanno fatto un grande passo avanti», dice un altro ex funzionario dei servizi segreti, che ha contribuito a sovrintendere al programma. La macchina della NSA era probabilmente simile a quella non classificata denominata Jaguar, ma era molto più veloce nel calcolo, modificata appositamente per le cripto-analisi, avendo come obiettivo quello di confrontare uno o più algoritmi specifici, come l’AES. In altre parole, si stavano spostando dalla fase di ricerca e sviluppo per attaccare in realtà i sistemi di cifratura estremamente complessi. Il sistema per la violazione dei codici è stato poi installato e reso operativo.

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La svolta è stata epocale, racconta l’ex funzionario, e poco dopo l’Agenzia ha gettato una cortina fumogena su ogni notizia riferita al progetto, perfino ai servizi segreti ed al Congresso. «Solo il presidente e il vice presidente, nonché i due direttori del personale di ciascuno dei comitati dei servizi segreti, sono stati messi al corrente del progetto», aggiunge. Il motivo? «Pensavano che questa innovazione informatica stesse per dare loro la possibilità di forzare i codici dell’attuale sistema di crittografia pubblica».

Oltre a fornire alla NSA l’accesso ad una quantità enorme di dati personali degli americani, tale vantaggio potrebbe anche aprire la finestra su un tesoro di segreti stranieri. Mentre oggi le comunicazioni più sensibili utilizzano la crittografia più potente, gran parte dei dati più vecchi memorizzati dalla NSA, tra cui una grande quantità di ciò che sarà trasferito al Centro di Bluffdale una volta che sarà completato, viene crittografato con algoritmi più vulnerabili.

«Ricorda, c’è un sacco di roba proveniente da governi stranieri di cui non siamo mai stati in grado di violarne il codice a 128 bit o anche inferiore. Apri questa “scatola” e scoprirai un sacco di cose di cui non eri minimamente a conoscenza, tutti dati che sono già memorizzati e disponibili, quindi là dentro c’è ancora una enorme quantità di informazioni», spiega l’ex funzionario dei servizi segreti.

Questo, fa notare, è il valore aggiunto che apporterà il Centro di Bluffdale e le sue montagne di dati memorizzati da lungo tempo. Ciò che non può essere violato oggi potrebbe essere violato domani. «Così si può vedere ciò che affermavano in passatoEstrapolando il modo in cui hanno condotto gli affari, possiamo avere un’indicazione di come gestiscono le cose adesso», aggiunge.

Il pericolo, sostiene l’ex funzionario, è che non vi siano solo le informazioni sui governi stranieri bloccate da algoritmi più deboli, ma anche una grande quantità di comunicazioni personali nazionali, come le email dei cittadini americani intercettate dalla NSA negli ultimi dieci anni. Per prima cosa il supercomputer deve violare la cifratura, e per fare ciò la velocità è tutto. Più veloce è il computer, più velocemente si possono violare i codici. Il ‘Data Encryption Standard’ (lo Standard di Crittografia dei Dati, n.d.t.), il predecessore a 56 bit dell’AES, ha debuttato nel 1976 ed è durato circa 25 anni. L’AES ha fatto la sua prima apparizione nel 2001 e dovrebbe rimanere solido e resistente per almeno un decennio.

Ma se la NSA ha segretamente costruito un computer che è notevolmente più veloce rispetto alle macchine non classificate in campo, allora l’Agenzia ha la possibilità di violare l’AES in un tempo molto più breve. E con il Centro di Bluffdale in funzione, la NSA si potrà permettere il lusso di memorizzare un archivio in continua espansione di intercettazioni, fino a quando non riuscirà a fare qualche passo in avanti nella loro violazione.

Nonostante i suoi progressi, l’Agenzia non ha finito con le costruzioni a Oak Ridge, e nemmeno è soddisfatta di aver abbattuto la barriera del petaflop. Il suo prossimo obiettivo è quello di raggiungere la velocità dell’exaflop, un quintilione (10 elevato alla 18esima potenza) di operazioni al secondo, e magari lo zettaflop (10 elevato alla 21esima potenza) e lo yottaflop.

Questi obiettivi hanno un considerevole sostegno da parte del Congresso. Lo scorso novembre un gruppo bipartisan di 24 senatori ha inviato una lettera al presidente Obama chiedendogli di approvare con urgenza i finanziamenti fino al 2013 per il Dipartimento dell’Energia mediante l’Exascale Computing Initiative (le richieste di fondi del bilancio da parte della NSA sono classificate). Hanno citato la necessità di tenere il passo e superare la Cina e il Giappone. «La gara è riuscire a sviluppare una capacità di calcolo exascala», hanno fatto osservare i senatori. Il motivo era chiaro: «alla fine del 2011 il Jaguar (ora con una velocità massima di 2,33 petaflop) era classificato al terzo posto alle spalle del ‘Computer K’ del Giappone, con un impressionante velocità di 10,51 petaflops, e del Sistema ‘Tianhe-1A’ della Cina, con 2,57 petaflops».

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Ma la vera competizione si svolgerà nel regno del “classificato”. Per sviluppare segretamente la nuova macchina per l’exaflop (o velocità superiore) entro il 2018, la NSA ha proposto la costruzione di due edifici collegati, per un totale di 260 mila piedi quadri (25.000 mq, n.d.t.), nei pressi della sua attuale struttura nel Campus Est di Oak Ridge. Chiamate ‘Multiprogram Computational Data Center’, le costruzioni saranno basse e larghe e simili a dei giganteschi magazzini, un design necessario per le decine di cabinet per computer che andranno a comporre una macchina in scala exaflop, eventualmente disposti in cluster per ridurre al minimo la distanza tra i vari circuiti.

Secondo una presentazione consegnata ai dipendenti del DOE nel 2009, sarà un «impianto senza pretese con vista limitata dalle strade», in linea con il desiderio di segretezza della NSA. Ed avrà un appetito straordinario di energia elettrica, arrivando ad utilizzare circa 200 megawatt, abbastanza per alimentare 200 mila abitazioni. Il computer produrrà inoltre una gigantesca quantità di calore, che richiederà 60 mila tonnellate di impianti di raffreddamento, la stessa quantità che era necessaria per servire le due torri gemelle del World Trade Center.

Nel frattempo la Cray sta lavorando al prossimo passo della NSA, in parte finanziato da un contratto da 250 milioni di dollari con la Defense Advanced Research Projects Agency (l’Agenzia per la Ricerca di Progetti Avanzati della Difesa, n.d.t.). Si tratta di un enorme supercomputer parallelo chiamato ‘Cascade’, un prototipo che era atteso per la fine del 2012. Il suo sviluppo si svolgerà in gran parte in parallelo con lo sforzo non classificato fatto per il DOE, insieme alle altre agenzie. Nel 2013, tale progetto farà passare il ‘Jaguar XT5′ ad una potenza superiore ‘XK6′, nome in codice ‘Titan’, incrementando la sua velocità da 10 a 20 petaflops.

Lo yottabytes e l’exaflops, septillioni e undecillioni di operazioni al secondo, la gara per la velocità di calcolo e la memorizzazione dei dati continua. Nel suo racconto del 1941 La Biblioteca di Babele, Jorge Luis Borges immaginò una raccolta di informazioni in cui l’intera conoscenza del mondo viene memorizzata, ma a malapena se ne capisce una sola parola. Nel Centro di Bluffdale la NSA sta costruendo una biblioteca su una scala che neanche Borges avrebbe mai potuto immaginare. Stando a quello che dicono i capi dell’agenzia è solo una questione di tempo affinché ogni parola venga da loro decifrata.

Fonte: http://www.lindipendenza.com/bamford-nsa-stati-uniti-centro-dati-supercomputer/ 10/7/2013

Questo articolo é stato pubblicato 10 luglio 2013, 09:19 ed é archiviato sotto “MANI PULITE”

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