Usa, Barack Obama travolto dagli scandali e minacciato di impeachment

CAUn manifesto contro il presidente Barack Obama.

La verità sull’attacco a BengasiI controlli del fisco sul Tea Party. I giornalisti intercettati. Il presidente rischia la messa sotto accusa.

di Giovanna Faggionato

 

Un poster della campagna di Obama e un contro manifesto per chiedere l'impeachment del presidente.

(© Gettyimages) Un poster della campagna di Obama e un contro manifesto per chiedere l’impeachment del presidente.

 

A 40 anni dallo scandalo Watergate, che portò alle dimissioni del presidente Richard Nixon, sulla Casa Bianca tornano ad allungarsi le ombre di insabbiamenti, agenzie ‘deviate’ e intercettazioni illegali.
In pochi giorni, nelle prime settimane di un maggio tormentato, si sono infatti allineati una serie di elementi inquietanti per il presidente americano Barack Obama e la sua amministrazione.
Prima sono emerse le prove della verità insabbiata sull’attacco al consolato Usa di Bengasi, in Libia, in cui lo scorso 11 settembre restò ucciso l’ambasciatore Chris Stevens.
OBAMA NEL MIRINO. Poi l’agenzia del fisco ha chiesto scusa per aver realizzato indagini mirate sugli esponenti del Tea Party, la più accanita opposizione al liberal Obama. E, infine, martedì 14 maggio, i giornalisti dell’Associated press, tra le principali agenzie di informazione del mondo, hanno denunciato il dipartimento di Giustizia Usa per aver messo i loro telefoni sotto controllo tra l’aprile e il maggio del 2012.
«Questo presidente non finirà il mandato», ha avvertito con un certo compiacimento il governatore dell’Arkansas, Mike Huckabee, candidato alla guida del Partito repubblicano.
La destra si è scaldata, insomma, sognando di veder rotolare la testa del 44esimo presidente e di interrompere un mandato suggellato dall’abbraccio popolare arrivato con la vittoria di novembre.

Dal certificato di nascita alla sanità: Barack eterno candidato all’impeachment

Il portale 'Impeach Obama'.

Il portale ‘Impeach Obama’.

Con il secondo mandato, Obama aveva sperato di chiudere la stagione del feroce ostruzionismo repubblicano, contro cui aveva dovuto combattere e che tanti guai aveva portato sul fronte della programmazione economica nel primo quadriennio al potere. Ma così non è stato.
I gruppi della destra radicale accarezzano da tempo l’idea di sottoporre il primo presidente afroamericano all’impeachment.Su internet circolano campagne, portali dedicati e raccolte firme. Il sito Salon, per esempio, ha lanciato ben 14 appelli per la messa in stato d’accusa del capo di Stato. Non tutti nuovi e, soprattutto, fondati.
TEORIE COSPIRAZIONISTE. Prima sono venute le teorie cospirazioniste secondo cui Obama sarebbe nato in Kenya, alimentate al punto da costringere il presidente a esibire il proprio certificato di nascita. Poi c’è stata la battaglia contro l’Obamacare, la riforma sanitaria considerata dai radicali del Tea party una violazione della libertà di scelta dei cittadini.
Infine, nel marzo 2011, è venuta la guerra in Libia che, stando alla denuncia dei gruppi più conservatori, fu dichiarata senza il via libera preventivo del Congresso.
PRESIDENTE SOTTO ACCUSA. Allora una petizione per mettere sotto accusa il presidente raccolse in pochi giorni 28 mila firme, provenienti da tutti i 50 gli Stati dell’Unione.
Eppure, fin qui le accuse erano sembrate se non pretestuose quantomeno fragili. Incapaci di oltrepassare i confini dei gruppi di opinione più oltranzisti.
Ma con l’11 settembre 2012 e la morte dell’ambasciatore Stevens nell’assalto al consolato americano di Bengasi tutto è cambiato.

Le verità nascoste su Bengasi e il braccio di ferro con la Cia

Un manifesto contro il presidente Barack Obama.

(© Gettyimages) Un manifesto contro il presidente Barack Obama.

Per mesi i repubblicani hanno chiesto di fare chiarezza sui fatti costati la vita a quattro diplomatici Usa.
Dopo l’assalto, la relazione ufficiale diSusan Rice, ambasciatrice Usa all’Onu, aveva riferito di una protesta contro un film irridente nei confronti di Maometto che era sfociata in un assalto al compound statunitense.
DUBBI SULLA RICOSTRUZIONE. Ma la ricostruzione aveva da subito sollevato dubbi. Per mesi i conservatori hanno gridato allo scandalo, accusando il dipartimento di Stato diretto da Hillary Clinton di coprire la verità e di non riuscire a garantire la sicurezza al personale diplomatico.
L’affare si è complicato con lo scandalo che ha costretto alle dimissioni il numero uno della Cia, David Petraeus, scoperto a rivelare informazioni riservate (anche sulla Libia) all’amante Patricia Broadwell.
Per i sostenitori dell’impeachment, Obama avrebbe coperto i comportamenti del generale per ottenere in cambio il silenzio dell’intelligence su Bengasi.
LE PROVE DELL’INSABBIAMENTO. Venerdì 10 maggio, il caso si è però riaperto con risvolti esplosivi.
L’emittente televisiva Abc ha infatti pubblicato lo scambio di email intercorso in quei giorni tra il dipartimento di Stato guidato da Clinton e i responsabili della Cia: risulta che la versione sulla strage venne limata e modificata 12 volte.
Lo staff di Clinton aveva imposto di cancellare ogni riferimento ad attacchi precedenti contro obiettivi stranieri, nonché il coinvogimento dei qaedisti del gruppo Ansar al-Sharia: nominare esplicitamente il terrorismo, infatti, avrebbe ridotto le chance di vittoria del presidente a pochi giorni dalle elezioni.

Le denunce contro le attività illegali del governo e le prime ammissioni

Richard Nixon, 37° presidente degli Usa (foto Ap).

Richard Nixon, 37° presidente degli Usa (foto Ap).

Come se non bastasse, lo stesso giorno un altro pezzo dell’amministrazione di governo ha confessato i propri peccati. L’agenzia degli ispettori del fisco (Irs) ha presentato scuse ufficiali per aver concentrato i propri controlli contro la galassia di organizzazioni riunite nel Tea Party. Alcuni ispettori, hanno spiegato dall’Irs, avrebbero usato le paroletea party e patriot (patrioti) per selezionare i gruppi da mettere sotto la lente dei controlli durante l’ultima campagna elettorale.
Un’ammissione che è un’arma formidabile per la propaganda dei gruppi della destra radicale da mesi impegnati a denunciare l’attenzione «vessatoria» dei finanzieri.
LE ACCUSE DEI GIORNALISTI. Infine, in un rovesciamento e aggiornamento dello scandalo Watergate, sono arrivati i giornalisti a denunciare il governo americano.
L’Associated Press ha accusato il dipartimento di Giustizia di aver messo sotto controllo le proprie linee telefoniche – 20 in totale- negli uffici di New York, Hartford e Washington.
In tutto potrebbero essere state ascoltate le conversazioni di un centinaio di giornalisti, compresi gli addetti ai servizi parlamentari, ma soprattutto i reporter che stavano investigando su un attentato terroristico sventato dai servizi.
La Casa Bianca ha risposto di non sapere nulla sul caso e di non essere informata delle eventuali attività di indagine portate avanti dal ministero di Giustizia: difesa assai debole, di fronte alla portata delle accuse.
LA PARTITA PER IL SENATO. Gli elementi per cucinare Obama a fuoco lento, questa volta, sembrano esserci sul serio.
Ma i democratici, seppure con una maggioranza risicata, controllano il Senato. E la maggior parte degli analisti considera difficile l’avvio della procedura di messa sotto accusa del presidente finché gli equilibri politici resteranno questi.
I repubblicani, certo, non molleranno la presa. Nel 2014 si rinnova la Camera Alta: la vendetta, come è noto, si gusta fredda.

http://www.lettera43.it/politica/usa-barack-obama-travolto-dagli-scandali-e-minacciato-di-impeachment_4367595007.htm

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