Ancòra sull’ 11 Settembre

Da Europeanphoenix, ripreso da Rassegna di Arianna dell’8-2-2013 (N.d.d.)

Recentemente, il sito “Luogocomuneha rilasciato un breve filmato relativo ai fatti dell’11 settembre 2001 a New York, nel quale si mostra un fenomeno a dir poco “magico”. Scrive un mio corrispondente che mi ha segnalato il nuovo documento video: “Migliaia di corpi umani a Ground Zero, durante il crollo delle Torri gemelle, si sono dissolti nel nulla, e minuscoli pezzettini sono stati proiettati in ogni direzione. Come è stato possibile se, a quanto ci dicono, quelle torri sono crollate implodendo su se stesse?”.

Già, bella domanda. Come se non bastassero le altre, che sorgono inevitabilmente in ogni mente appena raziocinante a causa dell’assurdità, contraria alla minima logica e alle leggi (sin qui note) della fisica, della versione ufficiale che ancora circola nei media di regime (si pensi, tra tutte quelle ammissibili, al crollo – per di più annunciato in anticipo da una tv! – dell’edificio 7).

Alcuni ricercatori hanno praticamente demolito pezzo per pezzo ogni tassello di una versione che è a tutti gli effetti un campionario di trovate degne d’un illusionista. Ma tant’è, sono i vari Meyssan, i Chiesa, i Mazzucco eccetera a doversi veder appiccicare addosso la squalificante etichetta di “complottisti”, quando l’unico vero complottismo sta nella narrazione ufficiale, indimostrata ed indimostrabile, diffusa sin dal primo momento dalle “autorità” e ripresa acriticamente, ancora oggi, a distanza di dodici anni e dopo una serie incalcolabile d’inchieste, dai “mezzi d’informazione” cosiddetti “autorevoli”.

Ma c’è anche di peggio: sulla testa dei “complottisti” aleggia l’altra, questa volta infamante, accusa di essere dei… “negazionisti dell’11 settembre”. Sappiamo dove si vuole andare a parare: attaccarli come “immorali”, in quanto, contestando sulla base di prove documentarie e studi tecnici la corrispondenza alla realtà dei fatti di una storia che ha più a che fare con le novelle per ragazzi si macchierebbero d’una onta indelebile, “uccidendo una seconda volta” quelle povere vittime.

È una consumata retorica questa, la quale agisce su un pubblico aduso ad essere gestito con scosse emotive e nient’altro, che conosciamo bene in quale ambito viene adoperata da decenni, ma è bene ribadire che se una cosa non sta in cielo né in terra, ripugnando alla più elementare logica, persino se l’intero genere umano cominciasse a considerarla vera, si ha il sacrosanto diritto e dovere di contestarla.

Ma qui si ha a che fare più che altro con una credenza, una parodia di “fede”, funzionale a tutto il resto, ovvero integrata con tutto quanto circola nella mente e nell’animo d’un individuo conquistato ai valori dell’americanismo. Perciò, con chi proprio non ne vuol sapere di ragionare e svegliarsi dal mondo delle favole non c’è “argomento” che tenga: ha troppa paura che, mettendo in discussione la corrispondenza alla realtà dei fatti della versione ufficiale, possa incrinarsi il suo bel mondo di “certezze”, che gli permettono in qualche modo di tirare avanti dalla mattina alla sera.

Pertanto, un siffatto ‘fedele’ (dell’11/9 ma anche di altre parodie della religione) non verrà mai scalfito da alcuna dimostrazione, né dall’esposizione di un ‘banale problema’ come il seguente: si parla sempre delle “vittime del World Trade Center”, ma quelle degli aerei, di cui devono per forza esistere delle liste, chi sono?

Le “autorità” affermano di aver ricostruito il Dna di tutti i passeggeri degli aerei. Particolare alquanto sospetto, visto che l’aereo di linea che dicono essersi infilato nel Pentagono si era letteralmente disintegrato!

Sulle liste dei passeggeri dei “voli dirottati” sorgono così dubbi d’ogni genere che non è possibile risolvere, semplicemente perché manca la volontà di farlo. Caso stranissimo, dato che negli aeroporti (già all’epoca) è tutto monitorato da telecamere, non abbiamo nessuna foto scattata al momento dell’imbarco che ci fa vedere, e i passeggeri poi “vittime dei dirottamenti”, e i terroristi (l’unico frammento è relativo ad un imbarco precedente di alcune ore, non di quello decisivo sull’aereo che poi avrebbe colpito il WTC).

Ma tutti, almeno una volta abbiamo preso un aereo, quindi sappiamo bene che non c’è bisogno di nessuna “ricostruzione del Dna”, semplicemente perché su un aereo, se il tuo nome non è in lista, non sali!

E, altra considerazione dettata dal basilare buon senso, se muori in quel modo, ci sono come minimo dei familiari che certificheranno il tuo decesso, in quanto erano al corrente del fatto che viaggiavi su quell’aereo! Non possono essere tutti casi da “Chi l’ha visto?”…

Si è tanto parlato – anche con appositi film – di eroiche cazzottate coi dirottatori e di telefonate (impossibili a farsi coi cellulari, da quella quota e a quella velocità)… E pare anche che siano circolate liste di falsi passeggeri: di gente, insomma, che doveva rifarsi un’identità (spie, faccendieri, maneggioni vari). Che magnifica occasione!

Ma alla fine in quegli aerei, se non erano altro (cioè “droni” e/o simulacri teleguidati mandati a colpire il WTC, poi fatto esplodere con una demolizione controllata; oppure semplici ologrammi televisivi), i passeggeri ci dovevano pur essere. Così come nell’aereo di linea che avrebbe colpito il Pentagono, dei cui passeggeri non esiste nemmeno un brandello (mentre si trovano – guarda un po’ – frammenti del passaporto dei dirottatori!).

Ogni anno, vi è la cerimonia in ricordo delle vittime dell’11 settembre, con tanto di elenco dei nomi. Ma quali sono quelle perite a bordo degli aerei? Mistero fitto.

C’è, dunque, una basilare domanda inevasa, che da sola basta a mettere in crisi l’intero impianto della versione ufficiale: dove sono i familiari dei passeggeri degli “aerei dirottati”? Semplicemente, non ci sono perché mancano le vittime stesse, a meno che non stiamo parlando di nomi di comodo inseriti in liste manomesse.

E, particolare agghiacciante, se davvero di “voli dirottati” si trattasse (ma è altamente improbabile, per non dire impossibile), che fine hanno fatto i veri passeggeri?

A mio modesto parere, da non specialista della questione, è questa la domanda capitale, il cuore di tutto il mistero, per capire se “l’11 settembre” è una colossale bufala oppure no.
Enrico Galoppini

http://www.giornaledelribelle.com/index.php?option=com_content&task=blogsection&id=1&Itemid=10

Coltellini, taglierini e pistole ad acqua: il mito dell’11/9 finisce in farsadi Enrico Galoppini – 13/03/2013

Fonte: Europeanphoenix

 

 

Per la serie “oggi le comiche”, dagli Stati Uniti giunge la seguente “sconcertante” notizia: “Coltelli riammessi sui voli Usa: compagnie aeree in rivolta”.

Ma ripercorriamo cos’è successo negli aeroporti dopo i fatidici “attentati” dell’11 settembre 2001. Prima cominciarono a sequestrare i coltellini, le lamette e quasi tutti gli oggetti metallici (si sono salvate miracolosamente le chiavi di casa); poi passarono ai tubetti del dentifricio, allo shampoo e alle bottigliette d’acqua. Sinceramente, fino a quel farsesco provvedimento pensavo che le uniche “bombe ad acqua” fossero i gavettoni di Ferragosto, ma l’industria della psicosi mondiale è riuscita a far credere di tutto e di più, anche che fosse possibile far saltare in aria un aereo mettendosi qualche diavoleria nelle scarpe da ginnastica o nelle mutande.

È stata così messa in piedi un’industria della psicosi, che ha permesso, tra le altre cose, alle industrie delle acque minerali di moltiplicare i loro già enormi guadagni. E di far accettare dalla massa un’intromissione sempre più approfondita nella propria intimità (anche in senso letterale!), quasi che ogni passeggero rappresentasse una potenziale “minaccia”.

D’altra parte, se non si è “minacciati” non si può giustificare nessuna guerra, tantomeno quelle evidentemente pretestuose sferrate dall’America. E bisognava tenere in piedi la favola dei diciannove “dirottatori” armati di taglierino. Favola alla quale ormai non crede più nessuno (tranne il redattore che ha scritto la suddetta notizia).

È per questo che, dopo dodici anni, hanno deciso di farla finita con questa buffonata. Non perché non trovano più i soldi per pagare gli addetti ad una “sicurezza” cresciuta a dismisura nel quadro della messinscena orchestrata per corroborare la versione ufficiale dell’11/9. Per le messinscene le palanche si trovano sempre, vedasi il gorgo che ci costa tenere in piedi una magistratura intenta da mane a sera a beccare in castagna “l’unico disonesto d’Italia”, Silvio Berlusconi.

Usano sempre la medesima tattica diversiva quando vogliono defilarsi da un impegno divenuto ormai inutile o insostenibile. Prendiamo i famosi F35, che anche il ministero della Difesa italiano dovrebbe acquistare in novanta esemplari, alla faccia della “crisi”. Da anni c’è chi scrive che l’F35 è un bidone, ma si è dovuto attendere che la crisi industriale dell’America giungesse agli attuali imbarazzanti livelli per leggere addirittura su “Repubblica” che questi aerei sono un concentrato di difetti. Ma la verità non è esattamente quella, bensì un’altra: non riescono a produrne nel numero previsto perché l’America è decotta, e nel frattempo gli acquirenti si stanno defilando, ma è sempre meglio farsi vedere “giudiziosi” e “premurosi” verso l’incolumità dei piloti piuttosto che ammettere la debacle epocale dell’Occidente.

La stessa cosa dicasi dei controlli negli aeroporti. La filastrocca di “al-Qa’ida” non incanta più nessuno, se si pensa solo che in Italia – dove si è più realisti del re – il partito di maggioranza (il Movimento Cinque Stelle) è capitanato da un personaggio che ha affermato che tutti i discorsi di “al-Qa’ida” sono riportati – ad uso e consumo del pubblico boccalone – da una certa Memri, diretta emanazione dei servizi segreti sionisti.

Insomma, Lorsignori sono messi male e devono ricorrere a questi mezzucci per nascondere un tracollo che non solo è sostanziale, ma anche d’immagine.

Non si è poi effettivamente mai capito bene che senso abbiano tutti questi controlli negli aeroporti, mentre nelle stazioni ferroviarie e sui treni si circola come si è sempre fatto. Si dirà che se tutti venissero controllati alla medesima maniera che in aeroporto i ritardi dei treni sarebbero dell’ordine di giorni, non di ore…

Ma insomma, è sensato o no, far credere che l’unico mezzo di trasporto in grado di scatenare le fantasie dei “terroristi” di tutto il mondo sia solo l’aereo?

Di treni, in Italia, ne sono saltati in aria parecchi, quando ha fatto comodo, eppure a nessuno è venuto in mente che i “rischi” potenziali sono i medesimi. E che dire delle linee di autobus: quanti ne sono esplosi in Palestina con tutti i i passeggeri dentro? Anche un’automobile zeppa d’esplosivo fa i suoi bei disastri, come ben sanno gli iracheni o i siriani. Ma l’obiezione è bell’e che pronta: mica puoi controllare tutte le macchine in circolazione.

Non parliamo poi delle navi, che, “terroristi” o meno, dopo quel che è accaduto al Costa Concordia evidenziano che potenzialmente sarebbero una succulenta preda per chi intendesse fare seri danni in un colpo solo. Ma anche sulle grandi navi di linea nessuno s’è mai sognato di metter su controlli del tipo di quelli attivati negli aeroporti.

Vi è infine l’esempio eclatante delle metropolitane, teatri di orrende carneficine (a Madrd e a Londra) pedissequamente attribuite ad “al-Qa’ida” , eppure nemmeno nelle stazioni della metro sono stati imbastiti setacciamenti dei passeggeri come quelli delle linee aeree.

A me pare piuttosto che la psicosi in aeroporto sia servita, per dodici anni, a rafforzare il mito di inesistenti “commando” di “dirottatori” quel preciso giorno sui cieli degli Stati Uniti. Un po’ come il “ventesimo dirottatore”, Zakarias Moussaoui, quello che non sarebbe riuscito a salire sull’aereo, la cui esistenza giustifica quella degli altri diciannove.

Chissà che ne pensa John Pistole (!), presidente dell’Amministrazione per la sicurezza dei trasporti (Tsa), il quale ha annunciato alla stampa la rimozione del divieto di portare a bordo degli aerei americani i coltellini tascabili pieghevoli (ma non i mitici ‘taglierini da dirottatore’).

A quanto ci risulta, il divieto per i passeggeri d’imbarcare acqua, liscia e gassata, è rimasto però tale e quale a prima. Peccato, perché per il prossimo “dirottamento” ne avrebbero potuta escogitare una ancora più geniale ed effervescente: una brigata di diciannove buontemponi armati di altrettante… pistole ad acqua!
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

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