La foresta della tortura della Cia

08/02/2013 – Varsavia è accusata dal Consiglio d’Europa di violazione dei diritti umani per aver autorizzato il carcere dell’intelligence Usa contro i terroristi

La foresta della tortura della Cia
In Polonia la Cia ha torturato ripetutamente decine di persone sospettate di essere terroristi legati ad Al Qaeda ed al fondamentalismo islamico. L’operazione segreta, lesiva della stessa Costituzione polacca, sarebbe stata autorizzata dal governo dell’epoca, che ora però nega perfino che ne fosse a conoscenza. Il Consiglio d’Europa ha aperto una procedura contro la Polonia per la violazione dei diritti umani avallata dai suoi governanti.

PRIGIONE SEGRETA – Stare Kiejkuty è un paesino della Polonia inserito in un contesto idilliaco. I fitti boschi fuori dall’abitato regalano un piacevole paesaggio ai pochi turisti che vi arrivano, così come numerosi spazi invisibili al pubblico. In questo piccolo paese lontano tre ore di macchina da Varsavia la Cia ha aperto una prigione segreta tra il dicembre del 2002 e la fine del 2003 per interrogare, e torturare, le persone sospettate di terrorismo. L’intelligence americana ha utilizzato la scuola dei servizi segreti polacchi, sita proprio a Stare Kiejkuty. Vicino al paese c’è un aeroporto, dove atterravano, pagando molto più delle abituali tasse richieste alle compagnie aeree, velivoli che trasportavano i prigionieri della Cia. Come confermato in questi giorni da numerosi report, i servizi segreti americani hanno collaborato con più di cinquanta governi per interrogare e torturare le persone accusate di terrorismo, utilizzando le strutture militari o di altri apparati di sicurezza per questa operazione che si svolgeva al di fuori del diritto, internazionale così come della normativa della maggior parte dei paesi coinvolti.

AVALLO POLACCO – Quando una prigione segreta della Thailandia utilizzata dalla Cia fu chiusa su pressioni del governo asiatico, l’intelligence statunitense si rivolse alla fedele Polonia, all’epoca schierata in favore della guerra in Iraq, per proseguire le sue attività. La nuova prigione della Cia fu aperta a Stare Kiejkuty, dove si trovava la scuola di formazione dei servizi segreti polacchi. Nel sito ci sono due grandi edifici, ed in uno di questi, chiamato “Zona B”, era consentito l’accesso solo agli agenti della Cia e ai loro “ospiti”. Il nome in codice dato dall’intelligence statunitense alla sua prigione era “Quartz”, ed all’informazione era riservato un codice di sicurezza “Cosmic Top Secret”. Secondo il rapporto del Consiglio d’Europa, all’aeroporto di Szymany sono atterrati almeno sette velivoli tra il 5 dicembre del 2002 ed il 22 settembre del 2003 che avevano “ospiti” riservati. Il totale dei prigionieri transitati nel carcere segreto di Stare Kiejkuty si assesterebbe tra gli otto ed i dodici terroristi, tutti soggetti a pesanti interrogatori conclusi spesso con la tortura.

TOP SECRET – Il programma di questi voli era sistematicamente falsificato, al fine di far sparire la minima traccia di queste operazioni che la Cia, su ordine dell’amministrazione Bush, operava nella massima segretezza. Quando nel 2005 il Washington Post scoprì l’esistenza di Stare Kiejkuty, il giornale rinunciò a divulgare la notizia su esplicita richiesta del governo statunitense. Süddeutsche Zeitung rimarca come perfino il presidente polacco dell’epoca, Aleksander Kwasniewski, sarebbe stato tenuto all’oscuro di tutto. George W Bush, in una sua visita del 2003, lo ringraziò per il supporto offerto alle operazioni anti terrorismo lanciate dopo l’11 settembre, sorprendendolo per le informazioni che gli aveva dato sul sostegno dei servizi segreti polacchi alla Cia. “A quanto sembra Kwasniewski ignorasse il fatto che i servizi segreti statunitensi operassero una prigione nel suo paese”, sottolinea il quotidiano tedesco.

POLONIA SOTTO SHOCK – Il presidente della Polonia avrebbe imposto la fine di Stare Kiejkuty, e la Cia fece partire l’ultimo velivolo con i suoi prigioni a fine settembre del 2003. Il caso sarebbe rimasto nell’ombra se un documento della Croce Rossa Internazionale non avesse rivelato quanto succedeva nel paesino polacco. Due islamisti accusati di essere terroristi, Abd al-Rahim al-Nashiri und Abu Zubaydah, hanno querelato il governo della Polonia. Dal 2008 ad oggi il caso è finito nelle mani della magistratura del paese dell’Europa dell’Est, ma è stato riaperto grazie alla denuncia del Consiglio d’Europa, che vuole portare a processo la Polonia per violazione dei diritti umani. Il caso sta sconvolgendo Varsavia, con i leader dell’epoca e di oggi che si rimpallano le responsabilità sull’autorizzazione della prigione segreta della Cia, e sulla sistematica opera di falsificazione svolta per tenerla nascosta. Leszek Miller, il primo ministro dell’epoca, un socialdemocratico, smentisce ancora oggi che il suo governo abbia mai autorizzato questa prigione, nonostante esistano vari documenti con la sua firma.

 

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