CICATRICI DEL FRONTE

Usa, le psicosi dei veterani di guerra

Turbe mentali e alto tasso di suicidi. L’ex cecchino ucciso e il bimbo rapito in Alabama casi-simbolo delle piaghe dei reduci.

di Valentina Pasquali

da Washington

Negli Usa i reduci di guerra sono 23 milioni, il 7% dei cittadini americani.Negli Usa i reduci di guerra sono 23 milioni, il 7% dei cittadini americani.

L’incubo è finito. Dopo sei giorni, in Alabama, il sequestro del piccolo Ethan per mano di Jim Lee Dykes, 65enne reduce del Vietnam, si è concluso: ucciso il rapitore, libero il bambino. Ma il caso, unitamente con l’uccisione dell’ex Navy Seal Chris Kyle ammazzato a colpi di fucile da un collega (il 25enne Eddie Ray Routh), ha riaperto negli Stati Uniti gli interrogativi sui veterani di guerra e sui gravi problemi di instabilità emotiva che affliggono in particolare i soldati di ritorno dal fronte.
23 MLN DI VETERANI DI GUERRA.Secondo i dati più recenti del dipartimento per gli Affari dei Veterani (che risalgono al novembre 2011), negli Stati Uniti ci sono attualmente circa 2 milioni e 300 mila uomini e donne in uniforme, lo 0,75% della popolazione. Ma i veterani, cioè coloro che hanno combattuto in una guerra, sono quasi 23 milioni, il 7% dei cittadini. Per ovvie ragioni di età, è in forte calo il numero dei reduci della Seconda Guerra mondiale, oggi poco più di 1,5 milioni. Resta grosso invece il contingente degli ex soldati in Vietnam. E, soprattutto, è in aumento quello delle truppe statunitensi che ritornano dalle campagne militari in Afghanistan e Iraq: già più di 2 milioni.

Il 20% dei reduci soffre di disturbi post traumatici da stress

Tra i reduci ci sono 21 suicidi al giorno, il 22% di quelli in Usa. Per il 69%, questi atti sono commessi da ex-soldati di oltre 50 anni di età.Tra i reduci ci sono 21 suicidi al giorno, il 22% di quelli in Usa. Per il 69%, questi atti sono commessi da ex-soldati di oltre 50 anni di età.

A parte le cicatrici fisiche (circa 1.200 soldati hanno subito amputazioni dall’11 settembre 2001 a oggi), una percentuale molto elevata di veterani è afflitta da disturbo post-traumatico da stress, termine che indica una serie complessa di problemi psicologici scatenati solitamente da esperienze violente e scioccanti. Si calcola ne soffra, ad esempio, il 20% di chi ha fatto ritorno dall’Afghanistan e dall’Iraq.
In teoria, costoro hanno accesso gratuito al sistema sanitario pubblico e a una rete nazionale di strutture ospedaliere creato apposta per i veterani, ma in tanti non ne fanno uso, per imbarazzo, per ignoranza e perché il dipartimento per gli Affari dei veterani è una macchina burocratica enorme e non sempre efficiente. Nel 2012, per dirne una, il governo ha pagato sussidi di disabilità a 19.500 famiglie di reduci che sono morti prima di cominciare a ricevere i soldi a loro dovuti.
MALATTIE ACCETTATE. Paradossalmente, dal punto di vista dei disturbi psicologici, i soldati che hanno combattuto in Afghanistan e Iraq sono da considerarsi fortunati. Il loro ritorno alla vita civile sta avendo luogo in un momento storico in cui le forze armate, anche a livello delle loro più alte gerarchie, sono giunte a una piena accettazione della grande diffusione di malattie mentali invalidanti tra i veterani. Le strategie di diagnosi e terapia sono migliorate straordinariamente negli ultimi anni, così come il sostegno finanziario che è offerto dall’esercito ai soldati afflitti da questo genere di patologie.
Ma in passato, questa realtà è stata a lungo negata e ignorata, con conseguenze devastanti per i giovani americani tornati, ad esempio, dal Vietnam.
21 SUICIDI AL GIORNO. Tant’è che un’analisi di dati del 2010 pubblicata la prima settimana di febbraio 2013 dal governo di Washington mostra che il numero di veterani che si toglie la vita è in continuo aumento e viaggia ormai al ritmo di 21 al giorno, il 22% di tutti i suicidi in America. Per il 69%, questi atti sono commessi da ex-soldati di oltre 50 anni di età.

La battaglia legale degli ex soldati del Vietnam

Tra i soldati americani che stanno rientrando dall’Iraq e l’Afghanistan il tasso di disoccupazione è al 11,7%.Tra i soldati americani che stanno rientrando dall’Iraq e l’Afghanistan il tasso di disoccupazione è al 11,7%.

Proprio per colmare questo gap generazionale, in una corte federale del Connecticut un gruppo di veterani del Vietnam ha lanciato un’azione legale collettiva contro il governo. Costoro, che al tempo furono congedati dall’esercito in maniera «meno che onorevole», sostengono di aver sofferto di disturbo post traumatico da stress e di aver quindi diritto a vedere il proprio status riconvertito a «congedo onorevole» (che, tra le altre cose, rende più facile cercare lavoro) e a essere rimborsati dei sussidi di disabilità di cui sono stati privati perché tale disturbo non era diagnosticato fino almeno all’inizio degli Anni 80.
DISOCCUPATI DOPO IRAQ E AFGHANISTAN. Sono invece i più giovani a incontrare le difficoltà di reinserimento maggiore quando si tratta di lavoro e alloggio. Secondo il dipartimento del Lavoro, a gennaio erano 850 mila i veterani disoccupati. Complessivamente, si tratta di un tasso del 7,6%, alto ma inferiore alla media nazionale del 7,9%. Tra i soldati che stanno rientrando dall’Iraq e l’Afghanistan, però, questa percentuale sale all’11,7%.
Inoltre, 20 mila nuovi veterani si sono trovati senza un tetto sopra la testa almeno una volta negli ultimi cinque anni e, oggi, questo gruppo rappresenta ben il 5,5% di tutti gli homeless.
ONORE A PAROLE. Alla luce di questi numeri, è lecito chiedersi se le ultime tragedie potevano essere evitate. Certo che, per essere un Paese che non perde occasione di onorare, a parole, le proprie forze armate, gli Stati Uniti hanno molto ancora da fare per ricompensare i propri veterani.

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