USA, la guerra alle libertà civili

Una delle promesse elettorali che permise a Barack Obama di trionfare nelle elezioni presidenziali del 2008 fu quella di rompere senza indugi con le pratiche gravemente lesive dei diritti civili messe in atto dall’amministrazione Bush nell’ambito della cosiddetta “guerra al terrore”. Tra i metodi anti-democratici adottati dal suo predecessore c’erano le intercettazioni, operate senza il mandato di un giudice, dei telefoni e dei dispositivi elettronici dei cittadini americani sospettati di avere legami con la rete terroristica internazionale. Il ricorso a questi sistemi, come rivela un recente studio dell’American Civil Liberties Union (ACLU), è aumentato vertiginosamente nel corso del primo mandato alla Casa Bianca del presidente democratico.

Per ottenere l’accesso alle informazioni del governo sulle intercettazioni, l’ACLU ha dovuto passare attraverso mesi di battaglie legali, dal momento che è stato necessario avviare un procedimento in tribunale secondo il Freedom of Information Act dopo che il Dipartimento di Giustizia aveva respinto la richiesta dell’associazione con sede a New York.

Alla fine, l’ACLU ha ottenuto i documenti che descrivono l’utilizzo per gli anni 2010 e 2011 di due sistemi di intercettazione definiti “pen register” e “tap and trace”, i quali servono rispettivamente a raccogliere informazioni in entrata e in uscita sulle comunicazioni telefoniche. Il materiale in questione indica come questi strumenti abbiano consentito al Dipartimento di Giustizia non solo di monitorare numeri di telefono, date e orari delle conversazioni, ma anche l’accesso ai social network, le e-mail e la navigazione internet in genere.

Complessivamente, le intercettazioni sono aumentate di circa il 60% tra il 2009 e il 2011, anno in cui il Dipartimento di Giustizia d’oltreoceano ha monitorato 37.616 telefonate, mentre il numero delle persone intercettate nello stesso periodo è più che triplicato, tanto che il totale degli ultimi due anni supera quello dell’intero decennio precedente. Per quanto riguarda il monitoraggio delle e-mail e del traffico web, sempre tra il 2009 e il 2011, l’aumento ammonta addirittura al 361%, dal momento che tale pratica era piuttosto rara negli anni scorsi.

Le informazioni così raccolte dal governo non riguarderebbero però il contenuto delle conversazioni telefoniche o della navigazione in rete. Per questo motivo, metodi come “pen register” e “tap and trace”, nonostante diano comunque accesso a dati sensibili degli utenti, possono essere messi in pratica con una certa facilità, visto che al governo è sufficiente sottoporre ad un tribunale un documento nel quale si afferma la necessità di ottenere informazioni rilevanti per un’indagine criminale in corso.

Con questa semplice procedura, l’agenzia governativa di turno può procedere con le intercettazioni senza che nessun giudice sia chiamato ad esprimersi sul merito della richiesta. In caso di intercettazioni per avere accesso al contenuto di conversazioni o e-mail, invece, il governo deve convincere un giudice che esse siano essenziali alle indagini e ottenere un mandato.

La stessa ACLU ha lasciato intendere che il numero delle intercettazioni condotte in questo modo dal Dipartimento di Giustizia sono solo la punta dell’iceberg. Nulla di ufficiale viene infatti reso pubblico relativamente ai programmi di sorveglianza elettronica del Dipartimento per la Sicurezza Interna, dei servizi segreti o delle forze di polizia locali.

I dati resi noti grazie all’ACLU sono solo l’ultima delle rivelazioni sull’invasione della privacy dei cittadini americani da parte del governo. Mentre qualche mese fa è stata confermata l’autorizzazione da parte di Obama all’impiego di droni armati in ricognizione sul territorio americano, ai primi di luglio il New York Times aveva scritto che nel solo 2011 le compagnie di telefonia mobile americane avevano ricevuto qualcosa come 1,3 milioni di richieste di informazioni riservate sui loro clienti dalle varie agenzie governative.

La collaborazione di queste compagnie con il governo per intercettare segretamente i cittadini americani, d’altra parte, va fatta risalire agli albori della “guerra al terrore”. Una collaborazione che nel 2006 portò in tribunale le compagnie telefoniche, prima che l’intervento del Congresso garantisse loro l’immunità da ogni azione giudiziaria. Il governo, in ogni caso, di fronte alle denunce legali sulle violazioni della privacy ha puntualmente posto il segreto di stato o ha fatto riferimento alle prerogative assegnate al presidente come “comandante in capo” in tempo di guerra.

Il programma di spionaggio domestico è dunque un altro esempio del disprezzo mostrato dai governi degli Stati Uniti per i diritti democratici dei suoi cittadini e del dettato costituzionale. Secondo molti giuristi, infatti, le intercettazioni senza il mandato di un giudice violano almeno il Primo e il Quarto Emendamento alla Costituzione americana, i quali proteggono rispettivamente la libertà di parola e da perquisizioni, arresti e confische senza un valido motivo.

I metodi invasivi come le intercettazioni telefoniche, assicura il governo, vengono utilizzati unicamente contro i sospettati di terrorismo, sia pure senza che vengano presentate prove concrete a loro carico, o di altri gravi crimini. Tali sistemi, tuttavia, con il persistere della crisi economica e l’aggravarsi delle tensioni sociali saranno sempre più diretti contro coloro che all’interno dei confini americani si oppongono ad un intero sistema politico al servizio dei grandi interessi economici e finanziari.

di Michele Paris – 02/10/2012

Fonte: Altrenotizie [scheda fonte]

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