Tarek Mehanna, diciassette anni e mezzo di carcere per aver fatto il traduttore

Tarek Mehanna  è un farmacista ventinovenne nato e cresciuto nel Massachusetts.

Alcuni giorni fa, un tribunale degli Stati Uniti lo ha condannato – per “sostegno materiale al terrorismo” – a 17 anni e mezzo di carcere, da scontare in isolamento in ciò che negli Stati Uniti chiamano una supermax, lo “zoo elettronico”, la sezione di massima sicurezza all’interno delle carceri di massima sicurezza.

Alla fine del suo processo, Tarek Mehanna ha fatto un discorso che resterà nella storia. Curiosamente, questo presunto nemico dell’America esprime ciò che di più profondo c’è nella cultura statunitense.

Il discorso è stato tradotto in italiano da Io Non Sto Con Oriana, e invitiamo tutti a leggerlo attentamente.

L’accusa di “sostegno materiale al terrorismo” si basa esclusivamente su scritti e traduzioni di Tarek Mehanna, cioè attività che ricadono normalmente sotto la protezione del Primo Emendamento alla Costituzione: io ho comprato l’edizione critica degli scritti di Osama bin Laden nella principale libreria di New York.

Nel 2010, nel caso Holder v. Humanitarian Law Project, la Corte Suprema ha però stabilito che persino l‘offerta di assistenza legale a imputati di terrorismo poteva costituire una forma di “sostegno materiale” al terrorismo stesso; e di conseguenza e a maggior ragione attività altrimenti protette dal Primo Emendamento, come la traduzione di testi.

A trasformare ciò che altrimenti non sarebbe reato, basta l’intenzione; e l’intenzione si dimostra analizzando minuziosamente proprio le opinioni degli imputati, quelle opinioni che in teoria non sarebbe reato avere.

Mehanna è accusato di aver scritto mail agli amici, di aver scaricato video, di aver tradotto documenti liberamente accessibili su Internet e aver messo sul web le proprie traduzioni. Infine, di aver visitato lo Yemen per una settimana nel 2004, dove anche l’FBI ammette che non avrebbe avuto contatti significativi.

In un primo momento, lo si è anche accusato di voler progettare una strage in un centro commerciale, accusa sparita poi completamente dal processo.

In otto anni di sorveglianza intensiva, l’FBI non ha trovato una sola prova di interesse per azioni violente: anzi, sappiamo che Tarek Mehanna aveva rigettato in modo netto le proposte di un suo allora amico – che poi sarebbe diventato un informatore per il governo e
non è stato accusato di nulla dalla giustizia – che aveva suggerito di compiere attentati all’interno degli Stati Uniti.

Tarek Mehanna fa parte della metà degli statunitensi che non hanno mai posseduto un’arma da fuoco.

Nel dispositivo inquisitoriale, contano le prove contro l’imputato, non quelle a discarico.

Mehanna ha sempre sostenuto la legittimità della resistenza, nei paesi invasi dagli Stati Uniti e dai suoi alleati, e questo pesa per la sua condanna; ma diventa irrilevante, il fatto che Tarek Mehanna, sul suo blog  (ancora visibile in rete) – dove non menziona mai al-Qaida –  abbia tradotto una fatwa di condanna di azioni violente che colpiscono persone innocenti.

In una discussione, Tarek Mehanna risponde così a qualcuno – vai a capire se autentico, o mandato lì per indurlo in tentazione – che sostiene la liceità di azioni che colpiscono i civili:

“Amico mio, puoi cercare di giustificarla come ti pare, ma il Profeta ha dichiarato in termini di una chiarezza cristallina che è rigorosamente vietato prendere di mira donne e bambini in guerra […]. Si tratta di una norma divinamente rivelata che ha origine da Allah ed è stata trasmessa dal Suo Messaggero, e nessuna opinione – che sia o no di un mujahid – può prevalere su di essa”.

Tarek Mehanna ha anche tradotto un’altra fatwa, in cui si ingiunge al musulmano in visita a un altro paese (non islamico), a obbedire rigorosamente alle leggi di quel paese.

Giovedì scorso, c’è stato il World Press Freedom Day, la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, ospitata per la prima volta proprio a Washington: il tema, 21st Century Media: New Frontiers, New Barriers – la libertà di espressione ai tempi di Internet.

Il presidente degli Stati Uniti,  Barack Obama ha mandato ai convenuti queste dorate parole, rivolte ai sudditi imperiali in tutto il pianeta:

“Invitiamo tutti i governi a cogliere quella promessa, riconoscendo il ruolo cruciale di una stampa libera e prendendo le misure necessarie per creare società in cui giornalisti indipendenti possano operare liberamente e senza paura“.

Della libertà di noialtri traduttori, invece, non ha detto nulla.

 

Posted on 05/05/2012 by Miguel Martinez

 

 

http://kelebeklerblog.com/2012/05/05/tarek-mehanna-diciassette-anni-e-mezzo-di-carcere-per-aver-fatto-il-traduttore/

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