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La tragedia di Oslo: risposta a Ariel Toaff

di Claudio Moffa – 27/07/2011

Fonte: claudiomoffa

In un breve commento pubblicato sulla bacheca di una comune amica fb, il prof. Ariel Toaff scrive che mi sarei “affrettato senza alcuna prova ad attribuire la strage a Netanyahu, al Mossad e a Israele” con l’articolo “Lo tsunami di Netanyahu è arrivato: a Oslo” circolato in rete negli ultimi due giorni. In realtà ho fatto di peggio, rispetto alla vulgata mediatica seguita all’orribile strage di Utoya: ho parlato di fatti , li ho messi in fila e ho dedotto l’ ipotesi più seria e credibile per capire le ragioni e le dinamiche profonde dell’eccidio. Altro che islamista, neonazista, cattolico fondamentalista e attentatore solitario:  Anders Behring Breivik è un massone, nemico accanito dell’ “Eurabia”, sionista sostenitore di Israele e del suo “diritto a difendersi dal Jihad” (p. 1365 del suo dossier “2083 – Una dichiarazione d’indipendenza europea” ): e – secondo quanto ha dichiarato al giudice – ha agito con l’aiuto di due cellule. Vero o non vero – potrebbe anche trattarsi di una invenzione a fini propagandistici – di certo la sua esternazione è una prima smentita all’estremo tentativo – cadute una dopo l’altro tutte le superficiali invenzioni delle prime ore – di occultare la dimensione e la pericolosità della tragedia norvegese, attraverso una sua “spoliticizzazione” e riduzione a un’azione criminale di un folle (questo è sicuro) “solitario” (questo è assai difficile per un massone).

I fatti dunque. Ariel Toaff, che stimo profondamente e per il quale ho trepidato nei giorni in cui, nel 2007, veniva sottoposto a un linciaggio criminale in Israele (e non solo) per aver raccontato, sulla base di fonti accuratamente citate, alcune vicende terribili relative ai “riti di sangue” degli Ebrei nei confronti di bambini cristiani, converrà sicuramente che la verifica e lo studio dei fatti sono la base  fondante sia il mestiere di storico che quello di giornalista. E converra’  anche che sempre – come dimostra il suo eroico sforzo per la verità, che mi indusse all’epoca a chiedere a Israel Shamir di parlare della sua vicenda al convegno La storia imbavagliata di Teramo – la ricerca e la divulgazione di fatti richiede anch’essa, e non solo la loro successiva interpretazione, un impegno e uno sforzo notevole: oggi forse più che in passato, perché lo storico ha da fare i conti appunto con l’assedio mediatico che ha eroso qualsiasi potere e autonomia alla vera ricerca e alla vera accademia, decidendo lor signori, i grandi padroni multimediali e le loro proiezioni politico-giudiziarie (compreso il signor Gayssot), quale sia la “verità storica” su questo o quell’evento, e quale la verità giornalistica preludio alle “necessarie” guerre che hanno insanguinato il pianeta almeno dalla fine del bipolarismo. Le “armi di distruzione di massa” di Saddam, ad esempio.

E allora ecco i fatti che io ho elencato nel mio articolo, e quelli che continuano ad accumularsi – nel silenzio assordante di tutti i mass media – giorno dopo giorno, ora dopo ora: primo, la vigilia della strage, i giovani laburisti sull’isola di Utoya avevano organizzato un meeting pro-palestinese.

Secondo, nella stessa occasione il ministro degli esteri norvegese aveva ribadito con forza l’imminente riconoscimento dello Stato palestinese da parte di Oslo – quel riconoscimento richiesto anche da Obama e che aveva provocato la pronta reazione di Netanyahu,  “ci sarà uno tsunami”.

Terzo, l’annuncio definitivo del ritiro di Oslo dalla guerra della NATO contro la Libia.

Quarto, l’accusa alla Norvegia del ministro degli esteri israeliano di « promuovere l ‘ antisemitismo » a causa delle sue posizioni pro-palestinesi.

Quinto, il rifiuto due anni fa della Norvegia di accettare la cooperazione di Israele nello sfruttamento di alcuni giacimenti petroliferi nel mar del Nord: uno schiaffo fortissimo, che ricorda altri tempi, e al sottoscritto in particolare la fiera e decisa risposta di Mattei alla campagna di stampa sui rapporti tra ENI e Israele, poi scoperti esistere veramente per responsabilità di Cefis. Dicembre 1961, un mese prima dell’espulsione di questi dall’ENI, 10 mesi prima l’attentato mortale di Bascapé. All’epoca il rifiuto di Mattei, comunque atipico e prova di grande coraggio, aveva un suo retroterra storico comprensibile, il “rifiuto” di Israele da parte di tutto il mondo arabo, Nasser in testa. Oggi, un niet di questo tipo, ha qualcosa di ancor più eroico: è un messaggio di rigore etico-politico fortissimo, un segnale di coraggio per un ceto politico europeo ridotto al nulla assoluto quanto a autonomia dei propri valori e della propria ideologia presuntamente democratici.

Sesto, l’antiisraelismo diffuso – diffuso anche perché condiviso dalla leadership laburista norvegese – tra intellettuali, giovani, scienziati: come nel caso dei medici Mads Gilbert e Erik Fosse testimoni della guerra di Gaza.

Settimo, la recente minaccia di Tel Aviv – seguita alle condoglianze ufficiali – di rinnegare addirittura gli accordi di Oslo, quegli accordi che Rabin pagò con la vita nel 1994: una minaccia come dire, inopportuna dato il momento, a meno che il “momento” non sia assolutamente funzionale, come è, agli interessi della leadership israeliana che continua come sempre, sempre, sempre, a boicottare e rifiutare qualsiasi accordo di pace con i palestinesi diverso dal suo diktat.

Infine, ci sono le nuove notizie in progressione e combinate , ovvero da combinarsi , da una parte sull’identikit dell’assassino, quello prima accennato e confortato da altre unità di notizia circolate recentemente, e dall’altra sulla dinamica degli eventi del 22 luglio, dinamica che fa sempre più emergere la probabilità di forti connivenze interne alla Norvegia, a protezione della mano assassina di Brievik.

Ecco dunque da una parte le ulteriori prove che indicano l’ideologia non “antisemita” e “neonazista” – come scrive il prof. Toaff – ma razzista antiaraba e pro sionista dell’attentatore (la sua ammirazione per il blogger Fjordman, sostenitore di una Europa “giudaico-cristiana” decisamente filoisraeliana; e per il filoisraeliano razzista olandese Geert Wilders), e che dunque confermano il segno pro sionista, comunque , anche cioè fossero opera di un folle solitario, degli attentati di Oslo e Utoya.

Ed ecco dall’altra parte, a smentita della tesi dello stragista solitario che ha “copiato Unabomber” (!), e dunque del fatto che quegli eventi, con quel loro segno prosionista comunque indubitabile, siano riconducibili a una scheggia impazzita di una Norvegia in crisi, le notizie sulle carenze delle misure di sicurezza (a due giorni da una esercitazione antiterrorismo svoltasi in pompa magna!) e sui ritardi dell’intervento della polizia per bloccare e arrestare Anders Behring Breivik: nemmeno un agente sull’isola (solo un poliziotto in funzione di volontario del sevizio civile), e i tempi lunghissimi – a fronte della breve distanza tra l’isola e Oslo, una trentina di chilometri, pochi minuti di elicottero – con cui si sono mosse le forze dell’ordine: 80 minuti dopo l’inizio della strage.

Da questi fatti deduco che l’ipotesi Israele, Mossad, sionismo è assolutamente la più credibile. Forse sbaglio, ma assai meno di tutti coloro che sui grandi mezzi di comunicazione hanno disinvoltamente fatto incredibili figuracce professionali, inseguendo di volta in volta tutte le fantasie possibili – asserendole con convinzione, senza alcun dubbio – pur di non offrire al lettore, attenzione, non solo l’interpretazione che io do alla sequela di fatti prima elencati, ma addirittura i fatti stessi che di quale che sia interpretazione sono il fondamento primario.

Perché questo va sottolineato: l’occultamento della verità non riguarda solo l’editoriale e il commento, investe anche le unità di notizie sopra ricordate che sono assolutamente vere ma, che almeno nei primi due giorni dopo l’attentato, nessun mezzo di informazione ha diffuso. Persino la foto con lo striscione “Boycott Israel” è stata nascosta, almeno in Italia. Non mi dilungo, e concludo subito: è un meccanismo che ormai conosco a menadito, e sul quale mi impegno a  riprodurre prossimamente alcuni esempi precisi.

PS. Per inciso: il suo commento, caro Toaff, non compare dal mio account sulla bacheca della amica fb, contrariamente a tutti gli altri. Una stranezza che non so spiegarmi. Per fortuna, comunque, ieri sera tardi me lo ha trasmesso. Da qui un certo ritardo nel risponderle. Cordiali saluti, CM

IL COMMENTO DEL PROF. ARIEL TOAFF

Gli attentati e il massacro di decine di ragazzi a Oslo, perpetrato da un neonazista norvegese, fondamentalista cattolico, hanno scosso il mondo. La societa’ occidentale ha dimostrato una volta di piu’ di non essere immune da quelle malattie contagiose, che non sempre riescono a rimanere celate sotto la falsa immagine della modernita’ e del progresso: razzismo, xenofobia, antisemitismo , intolleranza ideologica, estremismo religioso. Ma per combattere il morbo e’ indispensabile diagnosticarlo senza preconcetti e analizzarne i sintomi senza deviare da un’impostazione corretta, rispettosa della verita’ e non inquinata da interessi di parte. Cosi’ purtroppo in molti casi non avviene. E mentre da una parte (vedi l’articolo sull’argomento del prof. Claudio Moffa su facebook) c’e’ chi si e’ affrettato senza alcuna prova ad attribuire la strage a Netanyahu, al Mossad e a Israele, intenzionati a colpire crudelmente la Norvegia, rea di appoggiare la causa degli arabi e pronta a riconoscere la proclamazione unilaterale dello Stato palestinese all’ONU, dall’altra i circoli sionisti piu’ reazionari e faziosi anche in Italia (vedi l’on. Fiamma Nirenstein e il sito internet Informazione Corretta) non hanno avuto alcuna esitazione ad attribuirne la responsabilita’, anche in questo caso senza alcuna prova, al terrorismo e fondamentalismo islamico, un cancro che divorerebbe l’indifesa societa’ europea dall’interno. E’ deprimente constatare che, anche di fronte ad avvenimenti tragici come quello che ha colpito la Norvegia, in molti casi la verita’ viene piegata agli interessi dell’ideologia. Amica veritas, sed magis amicus Plato.

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