GLI USA SPINGONO PER L’ESPLOSIONE DEL CONFLITTO

 E RAFFORZANO KIEV RICICLANDO ARMI ATTRAVERSO ABU DHABIBN-HC2

FONTE MOON OF ALABAMA

Gli USA stanno aggirando la loro autodichiarata politica di non inviare armi in Ucraina o nei paesi limitrofi, nonostante i conclamati timori degli alleati europi, aumentando le possibilità di una devastante catastrofe in Europa.
Il Presidente ucraino del golpe Poroshenk è andato ad una fiera internazionale di armi a Dubai. Lì ha incontrato il responsabile vendite dell’esercito statunitense.

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Ci è stato detto..

“Ci è stato detto che lottavamo il terrorismo. Il vero terrorista ero io”. Veterano di guerra Usa in Iraq

“Ci è stato detto che lottavamo il terrorismo. Il vero terrorista ero io”. Veterano di guerra Usa in Iraq

Dedicato a tutti coloro che, dopo 14 anni di fallimenti e 4.400 miliardi di dollari spesi, credono ancora di risolvere il fondamentalismo con nuove bombe

“C’è stato detto che lottavamo il terrorismo. Il vero terrorista ero io. Il vero terrorismo era questa occupazione”. Un meraviglioso discorso di un veterano di guerra americano in Iraq, Mike Prysner, che dovete far sentire a tutti quelli che pensano di risolvere il fondamentalismo islamico con nuove bombe. Parliamo di utti quei giornalisti, o presunti tali, che parlano di nuove bombe; di tutti quegli alimentatori d’odio che cavalcano – come prima degli interventi in Iraq e Afghanistan – l’isalmofobia per ottenere il consenso dell’opinione pubblica sull’intervento e distoglierla dai problemi interni. La vera guerra in corso, è quella sociale.
Il video di  Mike Prysner:

Secondo l’annuale ricerca del Global Terrorism Index le vittime del terrorismo sono quintuplicate dagli attacchi dell’11 settembre 2001 ad oggi, nonostante la “guerra al terrore” lanciata dagli Usa e i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e in operazioni antiterrorismo in giro per il mondo. Nel 2014, le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 paesi e le forze d’élite americane in 150. Praticamente una presenza nella quasi totalità del globo con i risultati che sono ormai evidenti. Dopo più di un decennio di guerre segrete, sorveglianza di massa, un numero imprecisato di incursioni notturne, detenzioni ed omicidi, per non parlare di miliardi su miliardi di dollari spesi, sono nati 36 nuovi gruppi terroristici, tra cui diverse succursali, propaggini e alleati di al-Qaida.
Dato che i militari – quelli che la situazione sul campo la conoscono e sanno bene dell’inutilità dell’operazione – hanno già espresso la loro opinione, si potrebbe creare una “legione” pronta a partire con tutti quei giornalisti e alimentatori d’odio che si sono pronuciati fino ad oggi senza conoscere nulla della situazione in Libia per l’intervento. Superano sicuramente i cinque mila che aveva indicato il ministro Pinotti…

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AMERICAN SNIPER: UN MODELLO AMERICANO

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DI GERARD CELENTE

paulcraigroberts.org

I risultati sono ufficiali e il verdetto parla chiaro.

Chris Kyle – il soldato della marina militare americana ritratto nel film di successo, presunto killer di circa 200 iracheni durante quattro missioni militari – è la scelta del pubblico.

Dalle vendite al botteghino ai grandi riconoscimenti dei media, dalle stanze del Congresso alla Casa Bianca, la nazione ha parlato: l’“American Sniper”, il cecchino americano, rappresenta tutti gli americani. Chris Kyle – il più letale tra i killer americani della storia, un vero eroe, un guerriero valoroso – è stato consacrato come modello di tutto ciò che l’America deve rappresentare. Continua a leggere


La “calma prima della tempesta” ?

PRAVDA: PUTIN MINACCIA DI RENDERE PUBBLICHE LE EVIDENZE SATELLITARI DELL’11 SETTEMBRE

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DI GORDON DUFF

veteranstoday.com

Nota del Direttore: le evidenze satellitari russe che provano la demolizione controllata del World Trade Center con “armi speciali”, sono state recensite da un redattore di Veterans Today, mentre si trovava a Mosca. L’articolo che segue ci è stato trasmesso perché fosse tradotto dal russo e pubblicato negli Stati Uniti. E’ vecchio di 3 giorni, essendo stato pubblicato il 7 Febbraio 2015.

Mosca (Pravda) – Gli esperti americani ritengono che, nonostante le relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia abbiano raggiunto il punto più basso dai tempi della Guerra Fredda, Putin abbia “consegnato” ad Obama solo dei problemi minori, fino ad ora.
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10 anni di guerre segrete

Con 10 anni di guerre segrete e operazioni speciali (SOF) sono nati l’ISIS e altre 36 sigle terroristiche

Con 10 anni di guerre segrete e operazioni speciali (SOF) sono nati l'ISIS e altre 36 sigle terroristiche
“Vogliamo essere ovunque”. Nel 2014 le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 Paesi e le forze d’élite in 150
Nel 2014, le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 paesi e le forze d’élite americane in 150. Praticamente una presenza nella quasi totalità del globo con i risultati che sono ormai evidenti. Dopo più di un decennio di guerre segrete, sorveglianza di massa, un numero imprecisato di incursioni notturne, detenzioni ed omicidi, per non parlare di miliardi su miliardi di dollari spesi, sono nati 36 nuovi gruppi terroristici, tra cui diverse succursali, propaggini e alleati di al-Qaida. Lo scrive Zero Hedge, citando Nick Turse sull’Huffington Post: The Golden Age of Black Ops.

Questi gruppi operano oggi in Afghanistan e Pakistan, dove ce ne sono 11 riconosciuti affiliati di al-Qaida, e altri in Mali, Tunisia, Libia, Marocco, Nigeria, Somalia, Libano e Yemen, tra gli altri Paesi. Uno dei rami nati con l’invasione dell’Iraq, alimentato da un campo di prigionia statunitense, ed ora è noto come Stato islamico che controlla una larga parte del Paese e della vicina Siria, un proto-califfato nel cuore del Medio Oriente che i jihadisti, nel 2001, potevano solo sognarsi. Solo quel gruppo, da solo, ha una forza stimata di circa 30.000 soldati che sono riusciti a conquistare grandi territori ed anche la seconda dell’Iraq, pur essendo incessantemente colpiti fin dall’inzio dal JSOC. E il tutto con il popolo americano che resta all’oscuro di tutto quello che gli operatori speciali statunitensi fanno e dove lo fanno, senza citare i fallimenti e le conseguenze che hanno prodotto. Ma se la storia è maestra, i blackout sulle Black Ops contribuiranno a garantire che continui ad esserci l’”età d’oro” dell’US Special Operations Command. 

 
 
Dall’articolo di Nick Turse sull’Huffington Post: The Golden Age of Black Ops:
Durante l’anno fiscale che si è concluso il 30 settembre 2014, le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 Paesi, circa il 70% delle nazioni del pianeta. Secondo il tenente-colonnello Robert Bockholt, ufficiale delle relazioni pubbliche del Comando Operazioni Speciali (SOCOM). Nell’arco di tre anni le forze d’élite del Paese erano attive in più di 150 Paesi nel mondo conducendo missioni che vanno dai raid notturni alle esercitazioni. E quest’anno potrebbe essere record. Solo un giorno prima del raid fallito che pose fine alla vita di Luke Somers, solo 66 giorni dall’inizio dell’anno fiscale 2015, le truppe d’élite statunitensi avevano già messo piede in 105 nazioni, circa l’80% del totale nel 2014.
Nonostante dimensioni e scopi, tale guerra segreta globale in gran parte del pianeta è ignota alla maggior parte degli statunitensi. A differenza della debacle di dicembre nello Yemen, la stragrande maggioranza delle Special Ops rimane completamente nell’ombra, nascosta al controllo esterno. In realtà, a parte modeste informazioni divulgate attraverso fonti altamente selezionate dai militari, fughe ufficiali della Casa Bianca, SEALs con qualcosa da vendere e qualche primizia raccolta da giornalisti fortunati, le operazioni speciali statunitensi sono mai sottoposte a un esame significativo, aumentando le probabilità di ripercussioni impreviste e conseguenze catastrofiche. “Il comando è allo zenit assoluto. Ed è davvero un periodo d’oro per le operazioni speciali“. 
Queste sono le parole del generale Joseph Votel III, laureato a West Point e Army Ranger, quando assunse il comando della SOCOM lo scorso agosto. E non credo che sia la fine, anzi. Come risultato della spinta di McRaven a creare “una rete globale interagenzie di alleati e partner delle SOF“, ufficiali di collegamento delle Operazioni Speciali, o SOLO, sono ora incorporati nelle 14 principali ambasciate degli USA per aiutare a consigliare le forze speciali di varie nazioni alleate. Già operano in Australia, Brasile, Canada, Colombia, El Salvador, Francia, Israele, Italia, Giordania, Kenya, Polonia, Perù, Turchia e Regno Unito, e il programma SOLO è pronto, secondo Votel, ad espandersi in 40 Paesi entro il 2019. Il comando, e soprattutto il JSOC, ha anche forgiato stretti legami con Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigatione National Security Agency, tra gli altri. La portata globale del Comando Operazioni Speciali si estende anche oltre, con più piccoli ed più agili elementi che operano nell’ombra, dalle basi negli Stati Uniti alle regioni remote del sud est asiatico, dal Medio Oriente agli austeri avamposti nei campi africani. Dal 2002, SOCOM è stato anche autorizzato a creare proprie task force congiunte, una prerogativa normalmente limitata ai comandi combattenti più grandi come CENTCOM. Si prenda ad esempio la Joint Special Operations Task Force-Filippine (JSOTF-P) che, al suo apice, aveva circa 600 effettivi statunitensi a sostegno delle operazioni di controterrorismo dagli alleati filippini contro gruppi di insorti come Abu Sayyaf. Dopo più di un decennio trascorso combattendo quel gruppo, i numeri sono diminuiti, ma continua ad essere attivo mentre la violenza nella regione rimane praticamente inalterata.
L’Africa è, infatti, diventato un luogo importante per le oscure missioni segrete degli operatori speciali statunitensi. “Questa particolare unità ha fatto cose impressionanti. Che si trattasse di Europa o Africa, assumendovi una serie di contingenze, avete tutti contribuito in modo assai significativo“, aveva detto il comandante del SOCOM, generale Votel, ai membri del 352.mo Gruppo Operazioni Speciali presso la loro base in Inghilterra, lo scorso autunno. Un’operazione di addestramento clandestina delle Special Ops in Libia implose quando milizie o “terroristi” fecero irruzione due volte nella base sorvegliata dai militari libici, e saccheggiarono grandi quantità di apparecchiature avanzate e centinaia di armi, tra cui pistole Glock e fucili M4 statunitensi, così come dispositivi di visione notturna e laser speciali che possono essere visti solo da tali apparecchiature. Di conseguenza, la missione fu abbandonata assieme alla base, che fu poi rilevata da una milizia. 
Nel febbraio dello scorso anno, le truppe d’élite si recarono in Niger per tre settimane di esercitazioni militari nell’ambito di Flintlock 2014, una manovra antiterrorismo annuale che riuniva le forze di Niger, Canada, Ciad, Francia, Mauritania, Paesi Bassi, Nigeria, Senegal, Regno Unito e Burkina Faso. Diversi mesi dopo, un ufficiale del Burkina Faso, addestratosi all’antiterrorismo negli Stati Uniti nell’ambito del Joint Special Operations presso l’Università del SOCOM nel 2012, prese il potere con un colpo di Stato. Le operazioni delle forze speciali, invece, continuano. Alla fine dello scorso anno, per esempio, nell’ambito del SOC FWD dell’Africa occidentale, i membri del 5° battaglione del 19.mo Gruppo Forze Speciali collaboravano con le truppe d’élite marocchine per l’addestramento in una base presso Marrakesh. Lo schieramento in nazioni africane, però, avviene entro la rapida crescita delle operazione all’estero del Comando delle Operazioni Speciali. Negli ultimi giorni della presidenza Bush, sotto l’allora capo del SOCOM, ammiraglio Eric Olson, le forze speciali sarebbero state dispiegate in circa 60 Paesi. Nel 2010 in 75, secondo Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del SOCOM, colonnello Tim Nye, disse a TomDispatch che il totale sarebbe stato 120 Paesi entro la fine dell’anno. Con l’ammiraglio William McRaven, in carica nel 2013, l’allora maggiore Robert Bockholt disse a TomDispatch che il numero era salito a 134 Paesi. Sotto il comando di McRaven e Votel nel 2014, secondo Bockholt, il totale si ridusse leggermente a 133 Paesi. Il segretario alla Difesa Chuck Hagel aveva osservato, tuttavia, che sotto il comando di McRaven, dall’agosto 2011 all’agosto 2014, le forze speciali erano presenti in più di 150 Paesi. “In effetti, SOCOM e tutti i militari degli Stati Uniti sono più che mai impegnati a livello internazionale, in sempre più luoghi e in una sempre più ampia varietà di missioni“, ha detto in un discorso nell’agosto 2014.
Il SOCOM ha rifiutato di commentare la natura delle missioni o i vantaggi dell’operare in tante nazioni. Il comando non farà neanche il nome di un solo Paese in cui le forze delle operazioni speciali USA sono state dispiegate negli ultimi tre anni. Uno sguardo ad alcune operazioni, esercitazioni ed attività rese pubbliche, però, dipinge un quadro di un comando in costante ricerca di alleanze in ogni angolo del pianeta. A settembre, circa 1200 specialisti e personale di supporto statunitensi si unirono alle truppe d’élite di Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Finlandia, Gran Bretagna, Lituania, Norvegia, Polonia, Svezia, Slovenia nell’esercitazione Jackal Stone, dedicata a tutto, dai combattimenti ravvicinati alle tattiche da cecchino, dalle piccole operazioni su imbarcazione a missioni di salvataggio degli ostaggi.
Per i capi delle Black Ops degli USA, il mondo è tanto instabile quanto interconnesso. “Vi garantisco che ciò che succede in America Latina influisce su ciò che accade in Africa occidentale, ciò che interessa l’Europa meridionale riguarda ciò che accade nel sud-ovest asiatico“, ha detto l’anno scorso McRaven a Geolnt, un incontro annuale dei dirigenti dell’industria spionistica con i militari. La loro soluzione all’instabilità interconnessa? Più missioni in più nazioni, in più di tre quarti dei Paesi del mondo, sotto il mandato di McRaven. E la scena sembra destinata ad ulteriori operazioni simili in futuro. “Vogliamo essere ovunque“, ha detto Votel a Geolnt. Le sue forze sono già sulla buona strada nel 2015. “La nostra nazione ha aspettative molto alte dalle SOF“, ha detto agli operatori speciali in Inghilterra lo scorso autunno. “Si rivolgono a noi per missioni molto dure in condizioni molto difficili“. Natura e sorte della maggior parte di quelle “missioni dure” tuttavia, rimangono ignote agli statunitensi. 

A la guerre?

Come Obama può perdere con grazia sull’Ucraina

z17371383Q,Angela-Merkel--Wladimir-Putin-i-Francois-Hollande-La minaccia del presidente degli Stati Uniti Barack Obama che “tutte le opzioni” sono aperte in Ucraina si sta rivelando una spacconata. Ironia della sorte, gli Stati Uniti sono stati mollati da due stretti alleati, la cancelliera tedesca e il presidente francese, chiamando il bluff di Washington, mentre il Presidente russo Vladimir Putin assiste a cose più importanti, celebrare l’anniversario delle Olimpiadi invernali di Sochi (che Obama aveva boicottato) e preoccuparsi della Casa Bianca che rimugina se armare l’esercito ucraino con armi statunitensi.

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Scostituzione

Per Hayden, ex direttore Nsa, la costituzione è suscettibile di interpretazione. La sua.

 Per Hayden, ex direttore Nsa, la costituzione è suscettibile di interpretazione. La sua.

Ha giustificato così la sorveglianza totale delle telecomunicazioni, infrangendo libertà inalienabili dopo l’11 settembre

Per il generale Michael Hayden, ex direttore della Cia e della Nsa, la costituzione del paese è suscettibile di interpretazione. La sua.
L’emendamento numero 4 riconosce il diritto dei cittadini ad essere assicurati nelle loro persone, case, carte ed effetti contro perquisizioni e sequestri non ragionevoli. Un diritto che non può essere violato. Tuttavia dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001 Hayden cambiò la tattica che stava usando l’agenzia di sicurezza nazionale senza chiedere il permesso, interpretando quel punto secondo il suo giudizio.

Lo ha ammesso il generale stesso nei discorsi pronunciati alla fine di gennaio, prima a Washington e poi alla Lee University di Cleveland. “In realtà, ho iniziato a fare cose diverse. E non ho chiesto ‘Mamma, posso?’ al Congresso, al presidente o a chiunque altro. Era un mio diritto, in termini del giudizio maturo su ciò che è giusto e ciò che non lo è “, ha dichiarato.
“In realtà, quello che ha detto significava che era in grado di riscrivere la Costituzione secondo il suo parere” dicono gli analisti Steve Watson e David Knight nel loro articolo sul portale ‘infowars.com’. Se gente come Hayden continua a infrangere sistematicamente quanto precedentemente si consideravano come libertà inalienabili fino al punto da farle scomparire del tutto, i terroristi vinceranno, continuano gli analisti.

Il generale non si è fermato lì. “Voglio essere molto chiaro. La Nsa non ascolta semplicemente le persone cattive. La Nsa ascolta persone interessanti, persone che stanno comunicando informazioni”, ha detto. Egli ha quindi giustificato la sorveglianza totale delle telecomunicazioni. Egli ha sostenuto che terroristi e trafficanti di droga usano le stesse piattaforme di comunicazione dei cittadini degli Stati Uniti. Al che, al fine di svolgere i suoi compiti, la Nsa deve avere accesso a tutte le piattaforme che utilizzano le persone comuni, ha spiegato Hayden.

Ecco che si scopre che un burocrate all’interno dei servizi di sicurezza può decidere, senza chiedere ad alcun potere eletto, che persone meritino meno tutela dei loro diritti  di prima, mette in evidenza, a sua volta, l’analista della rivista ‘The Atlantic’, Conor Friedersdorf . “Più le persone uccise dai terroristi sono innocenti, meno il nostro governo è limitato dalla Costituzione. Con ogni attacco che il governo non riesce a prevenire, guadagna più potere”, sottolinea Friedersdorf.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10459


Il successo di American Sniper

Noam Chomsky: “Il successo di American Sniper spiega l’oblio sulla campagna terroristica di Obama con i droni”

Noam Chomsky: Il successo di American Sniper spiega l'oblio sulla campagna terroristica di Obama con i droni
 “Vi consiglierei di leggere alcune trascrizioni degli operatori di droni e fare un paragone con cui Kyle disumanizza i bersagli”

Noam Chomsky ha discusso del film “American Sniper” ad un evento organizzato da The Baffler la scorsa settimana a Cambridge. Il celebre linguista, filosofo e commentatore politico ha commentato il film, tracciando un paragone tra la mentalità di Chris Kyle (l’American Snyper dalle cui memorie è tratto il film), quella degli operatori dei droni, e il pubblico americano che ignora la guerra dei droni.

“Nelle sue memorie descrive la sua esperienza, esattamente come la riporto”, ha detto Chomsky. “La sua prima uccisione era una donna, che camminava in strada con una granata in mano mentre i Marines attaccavano il suo villaggio. Chris Kyle l’ha uccisa con un solo colpo, e spiega come si sentiva”.
“Ho odiato i selvaggi maledetti che avevo combattuto’, dice Chomsky citando un passo del libro di memorie di Kyle. “Selvaggi, spregevoli, il male – questo è quello che stavamo combattendo in Iraq. Ecco perché un sacco di gente, me compreso, chiamava i nemici selvaggi. Non c’era davvero altro modo per descrivere quello che abbiamo incontrato lì”.
Chomsky ammette di non aver visto il film, ma di aver letto molte recensioni – tra cui recensioni elogiative del New Yorker e del New York Times, insieme a una critica graffiante di Jeff Stein su Newsweek.

“Tornando a Chris Kyle, considerava la sua prima uccisione come una terrorista – questa donna che camminava per la strada,” continua Chomsky dopo aver discusso la recensione di Stein. “Ma non possiamo attribuirlo alla mentalità di un killer psicopatico dal momento che siamo tutti nella stessa condizione nella misura in cui tolleriamo o non prendiamo posizione rispetto alla politica ufficiale”. 

“Ora, il successo del film e la mentalità del cecchino aiutano a spiegare perché è così facile ignorare quella che è chiaramente la più estrema campagna terroristica della storia moderna, se non di sempre, la campagna globale di omicidi di Obama, la campagna tramite i droni, rivolta ad uccidere persone che sono sospettate di volerci fare male, forse, un giorno”. 

“Vi consiglierei di leggere alcune trascrizioni degli operatori di droni, sono strazianti. Ragazzi che sono seduti davanti al computer a Las Vegas”, ha proseguito Chomsky, facendo un paragone con il modo in cui Kyle disumanizza i suoi bersagli.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10287


CHARLIE HEBDO: TESTIMONIANZE DALL’ EUROPA

paris-cops

DI PAUL CRAIG ROBERTS

prisonplanet.com

L’enorme responsabilità dei media occidentali nelle bugie, nelle morti e nella distruzione

Nota: il secondo video nei link è stato eliminato, ma è il primo video, appena precedente al secondo, che ha maggiori informazioni visive.

Questo video testimonia l’esecuzione di Amedy Coulibaly. Proviene da un sito internet tedesco, il video del blitz della polizia al supermercato kosher è in francese. Sul sito ci sono tre video. Il primo mostra ripetutamente Coulibaly, con le mani legate e disarmato, che viene fucilato e ucciso, mentre avrebbe potuto facilmente essere catturato. Continua a leggere


“Il capo del SIIL non esiste”:

 sbalorditiva ipotesi emerge dagli archivi militari degli USA

CartoonDopo aver constatato che l’angoscia dell’elettore è stata istigata, manipolata e spaventata al punto che la priorità massima del Congresso è ‘colpire’ il terrorismo, forse non è del tutto sorprendente scoprire, in fondo agli archivi, che chi viene gettato al pubblico ‘odio’ possa invece essere un parto della fantasia. Come il New York Times svelò nel 2007, Abdullah Rashid al-Baghdadi, il capo dello Stato islamico e, secondo il generale di brigata Kevin Bergner, capo portavoce dei militari USA dell’epoca, non è mai esistito (in realtà era un personaggio le cui dichiarazioni audio-registrate furono fornite da un vecchio attore di nome Abu Abdullah al-Nayma).

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