Un orrore senza fine?

Dal 2018 al 2019 – Una rapida analisi di alcune prospettive

THE SAKER
thesaker.is

L’anno 2018 passerà alla storia come un punto di svolta nell’evoluzione dell’ambiente geostrategico del nostro pianeta. Di questo esistono molte ragioni e non le elencherò tutte, ma ecco alcune di quelle che, personalmente, considero più importanti:

L’Impero ha vacillato. Diverse volte.

Questo è probabilmente lo sviluppo più importante dell’anno: l’Impero Anglo-Sionista ha minacciato a destra e a sinistra e ha compiuto passi ancora più inquietanti, ma, alla fine, ha dovuto fare marcia indietro. In effetti, l’Impero è in ritirata su molti fronti, ma elencherò solo alcuni dei più importanti:

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Hurry up

Washington Post: “Sveglia. L’esercito americano non è invincibile”

Washington Post: Sveglia. L'esercito americano non è invincibile

Secondo il quotidiano statunitense, “la storia meno nota a Washington oggi è la perdita della potenza militare statunitense.”

In un editoriale di Robert J. Samuelson, giornalista del quotidiano statunitense ‘The Washington Post‘ si evidenzia che la perdita del potere militare dell’esercito degli Stati Uniti è “una lezione particolarmente importante alla luce di eventi recenti come le dimissioni del segretario alla Difesa Jim Mattis, la decisione affrettata del presidente Trump sul ritiro delle truppe americane dalla Siria, l’annuncio da parte della Corea del Nord del suo desiderio di mantenere le armi nucleari e infine il massiccio attacco informatico da parte di cittadini cinesi.”

Fine dei giochi

LA RUSSIA NON “SCHERZA” PIÙ CON L’OCCIDENTE: SI PREPARA ALLA GUERRA

L’impressione che si ricava dagli ultimi avvenimenti, in particolare dall’episodio accaduto nelle acque del Mar Nero fra le navi ucraine e quelle russe, è quella di un clima decisamente mutato nelle relazioni fra Russia e Occidente (USA-NATO-UE) e diventato di aperta ostilità e predisposizione al conflitto, costi quello che costi. Continua a leggere


Una tigre di cartone con gli artigli di carta.

I Cinesi hanno messo in ginocchio l’esercito americano – Ora il Pentagono se ne rende conto

Nel sistema della difesa nazionale degli Stati Uniti è stato scoperto un grosso punto debole, molto difficile da sanare. La reazione del Pentagono rasenta un malcelato panico e i giornalisti che hanno esaminato i risultati di una ricerca, portata a termine da esperti americani per studiare a fondo le condizioni dell’esercito americano e dell’industria della difesa, ammettono che nelle recenti, “strane,” azioni del presidente Trump c’è, in fondo, una logica ferrea: vuole impedire che l’America si trasformi in una tigre di cartone con gli artigli di carta.

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“Non ho portato olive”

“La Russia si prepara ALLA guerra. Gli americani, LA guerra”


Nei primi sette giorni di settembre

Sette giorni a Settembre

JOE LAURIA
consortiumnews.com

Nei primi giorni di settembre erano stati incredibilmente resi pubblici i tentativi di controllare e forse anche di estromettere un presidente legalmente eletto, sollevando così una serie di difficili domande sul tanto decantato sistema democratico dell’America.

Ciò che era stato rivelato ricorda il romanzo e il film Sette giorni a maggio, la storia di un tentato golpe militare contro un presidente degli Stati Uniti che cercava di migliorare i rapporti con la Russia. Il presidente immaginario del romanzo era in realtà  un riferimento ad un capo di stato reale, John F. Kennedy, che aveva aperto la Casa Bianca nel 1963 e aveva permesso al regista John Frankenheimer di riprendere le scene dell’unico film di Hollywodd mai girato in quella sede.

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Dead Man Walking

Gli Stati Uniti sono un morto che cammina

DI PAUL CRAIG ROBERTS

paulcraigroberts.org

C’è un feroce attacco alla verità. Se non usiamo bene il nostro sito web, ci troveremo nel buio più totale.

Ieri mentre guidavo, ho acceso la radio in macchina per sentire se  i russo/siriani avessero cominciato la liberazione di Idlib, in Siria dai terroristi appoggiati da Washington. Tutto quello che ho sentito invece, su radio NPR, erano  due donne bianche che deploravano il razzismo bianco. Si sentivano tanto colpevoli per aver indirettamente beneficiato del razzismo bianco che, anche a me, è sembrato di affogare  nel senso di colpa di una di quelle femmine,  prima ancora che avesse finito di parlare.

Non riuscirete a credere quale sia stato il “beneficio indiretto” che aveva prodotto una forma tanto grave di senso di colpa nella femmina bianca, ma forse è bene provarci. Lei aveva comprato un bungalow di mattoni identico a quello accanto, dove viveva un americano nero, con la differenza che l’attico di casa sua era stato completamente ristrutturato, mentre l’attico del suo vicino nero non era stato ristrutturato. Il suo senso di colpa razziale derivava dal fatto che la persona bianca da cui aveva acquistato la casa aveva potuto rendere più bello il suo attico, mentre il suo vicino di colore non aveva potuto farlo, sembra per via del razzismo.

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La parabola americana

Un diabolico impero basato sulla menzogna: una recensione del libro di David Ray Griffin “La parabola americana: divina o demoniaca?”

EDWARD CURTIN
edwardcurtin.com

Il passato non è morto; è la gente che dorme. I nostri incubi odierni hanno origine da tutti quei delitti sepolti nel nostro passato e che sono arrivati fino ai giorni nostri. Nessuna finta amnesia potrà mai lavare la verità grondante di sangue della storia americana, quella grazia a buon mercato di cui ci ammantiamo. Ci hanno fatto vivere, come aveva detto Harol Pinter quando gli era stato conferito il Premio Nobel, in un “enorme tessuto di bugie,” tutte intorno a noi, bugie proferite per tantissimo tempo da leaders nichilisti e dai loro mezzi di comunicazione. Abbiamo, o dovremmo avere, la coscienza sporca perché non ci rendiamo conto di essere complici attivi o silenti nella soppressione della verità e nel feroce assassinio di milioni di persone, in patria e all’estero.

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Quest’anno le cose stanno andando ancora peggio

 

minervini

CHI HA PAURA DELL’UOMO NERO? ROBERTO MINERVINI RACCONTA IL DECLINO AMERICANO

di Roberto Minervini

A mia madre piace giocare al lotto affidandosi completamente al caso. Io, invece, affronto le scommesse con una buona dose di pragmatismo. Pertanto, quando scommettiamo insieme, i numeri preferisco sceglierli io, basandomi su certezze fattuali. Nell’estate 2017 chiamai mia madre da New Orleans, dove stavo eseguendo le riprese del mio nuovo film, per fornirle una cinquina da giocare su tutte le ruote: 40, 10, 4, 1, 39. Il fatto che non vincemmo niente non mi sorprese. Avevamo infatti giocato una serie di numeri “perdenti”, che contengono in sé il germe della débâcle sociale più infausta dell’America contemporanea: gli afroamericani ammontano a 40 milioni (pari al 12% della popolazione USA), dei quali 10 milioni vive ben al di sotto della soglia di povertà, 4 milioni sono ufficialmente disoccupati e 1 milione marcisce in carcere. Il numero 39 si riferisce invece ad uno dei fenomeni politici e sociologici più discussi dell’America post-Jim Crow: i crimini delle forze dell’ordine nei confronti dei neri. Nel 2016, la polizia ha ucciso 39 suspicious unarmed blacks, neri disarmati, freddati sulla base di un vago sospetto. Quest’anno le cose stanno andando ancora peggio: nel primo quadrimestre del 2018 i neri giustiziati dalla polizia sono stati 69 (uno dei tanti effetti nefasti della presidenza Trump).

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L’“Altro.”

L’impero suicida

DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com

Ci sono un sacco di comportamenti, esibiti dalle persone che gestiscono le leve del potere negli Stati Uniti, che sembrano strani e disomogenei. Vediamo Trump, che impone sanzioni a carico di una nazione dopo l’altra, sognando di eliminare il deficit commerciale strutturale che il suo paese ha con il resto del mondo. Vediamo che praticamente tutti i congressisti americani fano a gara nel tentativo di imporre alla Russia le sanzioni più dure possibili. La gente in Turchia, un paese di importanza fondamentale per la NATO, sta letteralmente bruciando dollari americani e spaccando iPhones per ripicca. Di fronte ai nuovi sistemi d’arma russi e cinesi, in grado di neutralizzare quasi completamente il loro predominio militare mondiale, gli Stati Uniti toccano nuovi record nelle già oltraggiosamente gonfiate e palesemente inefficaci spese per la difesa. Sullo sfondo di questa frenetica mangeria negli appalti delle spese militari, in Afghanistan, i Talebani avanzano a passo lento ma sicuro ed ora controllano circa la metà del territorio e sono pronti a mettere il timbro “non valido” (una ripetizione di quanto già successo in Vietnam) sulla più lunga guerra americana. Sempre più nazioni si preparano ad ignorare o ad aggirare le sanzioni degli Stati Uniti, specialmente quelle contro le esportazioni petrolifere iraniane. Volendo dare un segnale ben preciso, il Ministro delle Finanze della Russia ha di recente definito il dollaro americano “inaffidabile.” Intanto il debito statunitense continua a galoppare verso l’alto, e il maggior compratore dei suoi titoli è un’entità (che potrebbe anche non esistere) misteriosamente chiamata “Altro.

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