Nei primi sette giorni di settembre

Sette giorni a Settembre

JOE LAURIA
consortiumnews.com

Nei primi giorni di settembre erano stati incredibilmente resi pubblici i tentativi di controllare e forse anche di estromettere un presidente legalmente eletto, sollevando così una serie di difficili domande sul tanto decantato sistema democratico dell’America.

Ciò che era stato rivelato ricorda il romanzo e il film Sette giorni a maggio, la storia di un tentato golpe militare contro un presidente degli Stati Uniti che cercava di migliorare i rapporti con la Russia. Il presidente immaginario del romanzo era in realtà  un riferimento ad un capo di stato reale, John F. Kennedy, che aveva aperto la Casa Bianca nel 1963 e aveva permesso al regista John Frankenheimer di riprendere le scene dell’unico film di Hollywodd mai girato in quella sede.

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Dead Man Walking

Gli Stati Uniti sono un morto che cammina

DI PAUL CRAIG ROBERTS

paulcraigroberts.org

C’è un feroce attacco alla verità. Se non usiamo bene il nostro sito web, ci troveremo nel buio più totale.

Ieri mentre guidavo, ho acceso la radio in macchina per sentire se  i russo/siriani avessero cominciato la liberazione di Idlib, in Siria dai terroristi appoggiati da Washington. Tutto quello che ho sentito invece, su radio NPR, erano  due donne bianche che deploravano il razzismo bianco. Si sentivano tanto colpevoli per aver indirettamente beneficiato del razzismo bianco che, anche a me, è sembrato di affogare  nel senso di colpa di una di quelle femmine,  prima ancora che avesse finito di parlare.

Non riuscirete a credere quale sia stato il “beneficio indiretto” che aveva prodotto una forma tanto grave di senso di colpa nella femmina bianca, ma forse è bene provarci. Lei aveva comprato un bungalow di mattoni identico a quello accanto, dove viveva un americano nero, con la differenza che l’attico di casa sua era stato completamente ristrutturato, mentre l’attico del suo vicino nero non era stato ristrutturato. Il suo senso di colpa razziale derivava dal fatto che la persona bianca da cui aveva acquistato la casa aveva potuto rendere più bello il suo attico, mentre il suo vicino di colore non aveva potuto farlo, sembra per via del razzismo.

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La parabola americana

Un diabolico impero basato sulla menzogna: una recensione del libro di David Ray Griffin “La parabola americana: divina o demoniaca?”

EDWARD CURTIN
edwardcurtin.com

Il passato non è morto; è la gente che dorme. I nostri incubi odierni hanno origine da tutti quei delitti sepolti nel nostro passato e che sono arrivati fino ai giorni nostri. Nessuna finta amnesia potrà mai lavare la verità grondante di sangue della storia americana, quella grazia a buon mercato di cui ci ammantiamo. Ci hanno fatto vivere, come aveva detto Harol Pinter quando gli era stato conferito il Premio Nobel, in un “enorme tessuto di bugie,” tutte intorno a noi, bugie proferite per tantissimo tempo da leaders nichilisti e dai loro mezzi di comunicazione. Abbiamo, o dovremmo avere, la coscienza sporca perché non ci rendiamo conto di essere complici attivi o silenti nella soppressione della verità e nel feroce assassinio di milioni di persone, in patria e all’estero.

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Quest’anno le cose stanno andando ancora peggio

 

minervini

CHI HA PAURA DELL’UOMO NERO? ROBERTO MINERVINI RACCONTA IL DECLINO AMERICANO

di Roberto Minervini

A mia madre piace giocare al lotto affidandosi completamente al caso. Io, invece, affronto le scommesse con una buona dose di pragmatismo. Pertanto, quando scommettiamo insieme, i numeri preferisco sceglierli io, basandomi su certezze fattuali. Nell’estate 2017 chiamai mia madre da New Orleans, dove stavo eseguendo le riprese del mio nuovo film, per fornirle una cinquina da giocare su tutte le ruote: 40, 10, 4, 1, 39. Il fatto che non vincemmo niente non mi sorprese. Avevamo infatti giocato una serie di numeri “perdenti”, che contengono in sé il germe della débâcle sociale più infausta dell’America contemporanea: gli afroamericani ammontano a 40 milioni (pari al 12% della popolazione USA), dei quali 10 milioni vive ben al di sotto della soglia di povertà, 4 milioni sono ufficialmente disoccupati e 1 milione marcisce in carcere. Il numero 39 si riferisce invece ad uno dei fenomeni politici e sociologici più discussi dell’America post-Jim Crow: i crimini delle forze dell’ordine nei confronti dei neri. Nel 2016, la polizia ha ucciso 39 suspicious unarmed blacks, neri disarmati, freddati sulla base di un vago sospetto. Quest’anno le cose stanno andando ancora peggio: nel primo quadrimestre del 2018 i neri giustiziati dalla polizia sono stati 69 (uno dei tanti effetti nefasti della presidenza Trump).

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L’“Altro.”

L’impero suicida

DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com

Ci sono un sacco di comportamenti, esibiti dalle persone che gestiscono le leve del potere negli Stati Uniti, che sembrano strani e disomogenei. Vediamo Trump, che impone sanzioni a carico di una nazione dopo l’altra, sognando di eliminare il deficit commerciale strutturale che il suo paese ha con il resto del mondo. Vediamo che praticamente tutti i congressisti americani fano a gara nel tentativo di imporre alla Russia le sanzioni più dure possibili. La gente in Turchia, un paese di importanza fondamentale per la NATO, sta letteralmente bruciando dollari americani e spaccando iPhones per ripicca. Di fronte ai nuovi sistemi d’arma russi e cinesi, in grado di neutralizzare quasi completamente il loro predominio militare mondiale, gli Stati Uniti toccano nuovi record nelle già oltraggiosamente gonfiate e palesemente inefficaci spese per la difesa. Sullo sfondo di questa frenetica mangeria negli appalti delle spese militari, in Afghanistan, i Talebani avanzano a passo lento ma sicuro ed ora controllano circa la metà del territorio e sono pronti a mettere il timbro “non valido” (una ripetizione di quanto già successo in Vietnam) sulla più lunga guerra americana. Sempre più nazioni si preparano ad ignorare o ad aggirare le sanzioni degli Stati Uniti, specialmente quelle contro le esportazioni petrolifere iraniane. Volendo dare un segnale ben preciso, il Ministro delle Finanze della Russia ha di recente definito il dollaro americano “inaffidabile.” Intanto il debito statunitense continua a galoppare verso l’alto, e il maggior compratore dei suoi titoli è un’entità (che potrebbe anche non esistere) misteriosamente chiamata “Altro.

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Il concetto di guerra perpetua

Giornalisti americani: intervista a Seymour Hersh

YOUSSEF EL-GINGIHY
independent.co.uk

Mi accingo ad intervistare l’ottantunenne decano del giornalismo investigativo Seymour Hersh. Sy Hersh, com’è affettuosamente chiamato da quelli che gli sono vicini, è stato una volta descritto dal Financial Times come “l’ultimo grande reporter americano.” Hersh ha pubblicato le sue memorie, “Reporter”, che coprono tutta la carriera di uno dei più trasgressivi giornalisti del 20° secolo, l’uomo che ha fatto conoscere il massacro di MyLai in Vietnam e che successivamente ha portato all’attenzione del mondo le torture nella prigione di Abu Ghraib durante la guerra in Iraq.

Hersh è stato di recente a Londra per una conferenza al Centro per il Giornalismo investigativo della Goldsmiths University. Ha tenuto banco per due ore, parlando con la sua voce roca di tutto, dal Vietnam, alla guerra al terrore, dall’avvelenamento con il Novichokdegli Skripal a Trump e al presunto hackeraggio russo delle elezioni americane. Quando poi ci eravamo sentiti al telefono, l’ottantenne Hersh aveva già fatto ritorno a Washington.

Stava già arando il suo campo ben prima che io nascessi. E’ difficile non essere impressionati da quest’uomo. Potreste dire che sono un po’ nervoso. L’atteggiamento da duro di Chicago mi fa capire che non sarà facile intervistarlo. Evidentemente sono fortunato, Hersh è di buon umore, è estremamente gioviale e passa la maggior parte dell’intervista ridacchiando e mi tranquillizza narrandomi alcuni episodi della sua celebre carriera. Continua a leggere


L’enormità della manipolazione di cui siamo stati vittime

Il crepuscolo della guerra

DI THIERRY MEYSSAN

voltairenet.org

Se consideriamo la guerra in Siria non come un avvenimento a se stante, ma come il risultato di un conflitto mondiale durato un quarto di secolo, ci dobbiamo interrogare sulle conseguenze della ormai imminente cessazione delle ostilità. Il suo compiersi marca la disfatta di una ideologia, quella della globalizzazione e del capitalismo finanziario. I popoli che non lo hanno compreso, segnatamente in Europa Occidentale, si emarginano con le proprio mani dal resto del mondo.

Le guerre mondiali non si concludono semplicemente con un vincitore ed un vinto. La loro fine traccia i contorni di un nuovo mondo.

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“Chiedi agli Indiani.”

L’intervista di Paul Craig Roberts all’American Herald Tribune

PAUL CRAIG ROBERTS
ahtribune.com

AHT: Lei crede che nessun accordo con Washington possa essere ritenuto degno di fiducia; che cosa ci insegna la storia a questo proposito?

PCR: C’è una maglietta con la scritta: “Certo che puoi fidarti del governo, chiedi agli Indiani.” Alcuni governi sono più degni di fiducia di altri. Reagan, per esempio, aveva detto che avrebbe posto termine alla stagflazione e lo ha fatto. Reagan avevava detto che avrebbe terminato la guerra fredda e lo abbiamo fatto. Eisenhower ci aveva messo in guardia sul pericolo che rappresentava per la democrazia il complesso militare industriale, e noi abbiamo ignorato l’avvertimento.

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Prima che sia troppo tardi

Trump è un traditore perché vuole la pace con la Russia?

DI PAUL CRAIG ROBERTS

paulcraigroberts.org

Il Partito Democratico americano preferisce portare il mondo verso una guerra termo-nucleare piuttosto che ammettere che Hillary Clinton ha perso le elezioni in maniera equa. Il PD è stato completamente corrotto dal regime dei Clinton, ed ora è totalmente impazzito. I leader del partito, come Nancy Pelosi e Chuck Schumer, mio ex co-autore al New York Times, hanno risposto in modo non democratico al primo passo che Trump ha intrapreso per ridurre le tensioni con la Russia, tensioni che i regimi Clinton, George W. Bush ed Obama hanno creato tra le due superpotenze.

Sì, la Russia è una superpotenza. Le sue armi sono così superiori alla spazzatura prodotta dal military/security complex americano, che la nostra al confronto è una potenza militare di seconda classe. Se folli neocon, come Max Boot, William Kristol ed altra feccia si faranno strada, Europa, Regno Unito e Stati Uniti saranno una rovina radioattiva per migliaia di anni.

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Tutte le cose belle, alla fine, finiscono

Ultim’ora! La Terza Guerra Mondiale è finalmente terminata!

DMITRY ORLOV
cluborlov.blogspot.com

Sconosciuta ai più, la Terza Guerra Mondiale ha imperversato, fino ad ora, per quasi trent’anni dal crollo del Muro di Berlino. Era stata preceduta dalla Guerra Fredda, che era terminata quando Mikhail Gorbachev si era arreso all’Occidente, con la conseguente, confusa, dissoluzione del Patto di Varsavia. Nonostante questa capitolazione, l’Occidente non aveva mai abbandonato il suo progetto di distruggere il Patto di Varsavia, insieme a quel che rimaneva dell’ex Unione Sovietica, per poi conquistare e smembrare la Russia stessa. In mancanza di minacce militari da oriente, la NATO, insieme alla sua gemella parassita, l’Unione Europea, si era incessantemente espansa ad est, ingoiando una nazione dopo l’altra. Fino ad ora ha conquistato l’intero Patto di Varsavia, più la Moldova e i tre Stati Baltici ed è alla caccia delle ultime briciole dell’ex Unione Sovietica: Ucraina, Georgia ed Armenia. La ragione per cui nessuno in Occidente si è reso conto che, per tutto questo tempo, c’è stata la Terza Guerra Mondiale è che l’Occidente ha sofferto di un profondo collasso mentale, grave tanto quanto il collasso fisico dell’URRS. La Russia si è ripresa dal suo collasso, l’Occidente, probabilmente, non lo farà mai.

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